Aloe vera: una pianta, mille proprietà

L’aloe vera è una pianta dalle molteplici proprietà, infatti, il succo e il gel ottenuto dalle sue foglie carnose sono un toccasana per il corpo.

Proprio per questi motivi, la pianta dell’aloe è da anni impiegata in campo erboristico e fitoterapico: sono numerosi i gli integratori alimentari e i prodotti per uso esterno (come per esempio i cosmetici) che vengono prodotti dalla pianta dell’aloe vera.

L’aloe possiede proprietà lassative, antinfiammatorie, cicatrizzanti, antibatteriche e antivirali, ma il suo utilizzo è anche ottimo per il trattamento di punture di zanzare, scottature ed escoriazioni.

L’aloe viene prodotta in diverse zone del mondo, dall’America settentrionale al medio Oriente.

Anche in Italia la piantagione dell’aloe è sempre più diffusa, possiamo riportare l’esempio della zona del Salento: in questa zona del sud Italia, l’aloe vera viene da anni coltivata con cura e attenzione, dando così vita a prodotti biologici e naturali. Inoltre, le floride piantagioni di aloe vera attraggono numerosi turisti che, incuriositi da questa realtà, non perdono l’occasione di visitarle.

L’azienda ‘’Nonno Michele – Puglia e tradizione’’ presente in Puglia ha l’obiettivo di far scoprire la gastronomia e la tradizione pugliese, ma non solo!
Nonno Michele si occupa anche della produzione di prodotti che abbiano benefici per il corpo, infatti questi prodotti sono a base di piante preziose presenti nel rigoglioso territorio pugliese; basti pensare agli alberi d’ulivo, ai mandorli e ai fichi d’India. I prodotti derivanti dalla vegetazione pugliese non possono che essere un toccasana per il corpo: sono biologici e naturali. Per giunta, l’azienda, che si occupa della selezione e produzione di prodotti freschi e naturali, realizzerà una linea di prodotti a base di aloe, così da offrire ulteriori benefici per la cura del corpo.

Alla scoperta della gastronomia pugliese

La Puglia è una regione tutta da scoprire, a partire dal suo territorio ricco di storia e tradizione , circondato persino, in alcuni casi, da importanti siti archeologici, un territorio che si alterna  tra  la bellezza della costa e l’atmosfera tranquilla della campagna, magari visitando una masseria o una secolare azienda agricola.

La sua capacità è quella di unire ingredienti semplici e genuini, coltivati nei propri campi, o acquistati da produttori locali, che vengono realizzati con la massima attenzione e realizzati usando materie prime di qualità che conferiscono loro un sapore autentico, prodotti che si sono fatti  strada oltre che sul mercato nazionale, anche su quello globale.

Da un punto di visto gastronomico ha molto da offrire, tantissimi prodotti di diverso tipo che vanno  a soddisfare ogni esigenza e richiesta del cliente, infatti si passa dal prodotto più tradizionale , a quello biologico, o integrale o gourmet…

Una delle specialità della regione è  senza dubbio l’olio extra vergine d’oliva, infatti vi sono numerosissimi frantoi, che producono un olio di qualità impiegato successivamente anche per la produzione di altre specialità tipicamente del territorio, come sottoli e conserve, o famosi i taralli all’olio evo, ma questi solo alcuni rispetto alla vasta scelta che viene offerta al turista.

In Puglia potrete degustare un ottimo vino accompagnato da un classico aperitivo pugliese, o magari prendere parte a un vero e proprio pranzo, infatti una delle altre specialità è costituita da alcuni formati di pasta simbolo ormai, della regione.

Fare la pasta è una forma d’arte, un’antica tradizione e ,se siete fortunati riuscirete persino a vedere con i vostri occhi il processo di realizzazione. La pasta può essere accompagnata  da sughi casalinghi o potrete imbattervi nella variante di mare.

Ma molte altre sono le ricette a base di pesce, caratteristiche soprattutto della zona costiera tra cui le cozze gratinate, linguine alle vongole , frutti di mare e polpi.

La Puglia, inoltre, ospita numerosi pascoli e numerose aziende produttrici di latticini in particolare di mozzarelle, provoloni, caciocavallo, stracciatella, formaggio, ricotta e tante altre specialità. I latticini pugliesi, sono conosciuti e apprezzati, si passa da quelli freschi a quelli stagionati. Famose sono le mozzarelle dell’area di Gioia del Colle ed il latte di Putignano, ma non da meno sono i prodotti del resto del territorio.

Viene posta grande  attenzione  nella scelta del latte, di alta qualità e fresco e nella lavorazione, rispetto ai prodotti industriali, essi mantengono la loro genuinità e il loro sapore.

Il sole bacia gli agrumi, conosciuti soprattutto quelli del Gargano, con cui vengono realizzate confetture, liquori e molto altro.

Dolci tipici regionali sono i susamelli , le carteddate, una sfoglia fritta ricoperta di miele o vino cotto, e la “scarcedda” un dolce tipico del periodo pasquale.

 

Viaggiare in Puglia costituisce un’ esperienza unica, una fonte di ricchezza e la particolarità è che fa  sentire il turista a casa sin dal primo momento.

Bari vecchia e “La via delle Orecchiette”

Nel cuore del capoluogo pugliese, Bari, è ancora oggi possibile immergersi nell’atmosfera, nei sapori e negli odori di una volta.

 Quegli odori quasi dimenticati, che ricordano un po’ casa della nonna, soprattutto tra quelle vie che costituiscono la parte vecchia della città.

E’ a Bari vecchia che la tradizione è ancora viva, in un ambiente dove nasce e cresce nonno Michele, un ambiente da cui apprende tanto, e da cui si ispira per le sue idee, ricette e consigli.

Proprio qui egli impara ad utilizzare materie prime semplici, coltivate nella zona o prese da piccoli produttori locali, ma di alta qualità per produrre sapori autentici che non avranno nulla a che vedere con il prodotto industriale.

La parte “vecchia” della città è un posto dove il tempo sembra essersi fermato, infatti è possibile tutt’oggi ammirare l’antica arte della realizzazione della pasta, grazie alle donne che la tramandano di generazione in generazione. Infatti si possono ammirare queste massaie al lavoro nella caratteristica “Via delle orecchiette” Tavoliere (caratteristico tavolo da lavoro dove vengono impastate le orecchiette) coltello rigido in acciaio, ingredienti (semola di grano duro sale e acqua bollente) e tutto è pronto per realizzare questa deliziosa pasta . In passato era quasi un momento sacro, permetteva alla famiglia di stare insieme, era un momento di condivisione.

Inoltre sono tanti e diversi i formati tipici pugliesi, basti pensare al simbolo, ormai, della regione e in particolare del capoluogo : le orecchiette.

Dalle orecchiette con le cime di rape che tutti i turisti vogliono assaporare quando mettono piede in puglia, al profumo delle orecchiette al ragù, che specie la domenica inonda le strade e fa sentire chiunque  a casa. Il ragù prevede una lenta, lunga e attenta preparazione ,seguendo ricette delle nonne tramandate e custodite come se si trattasse di un segreto, una vera e propria gioia per le papille gustative.

In effetti il  tipico pranzo pugliese, la domenica soprattutto, dura persino delle ore, l’intera famiglia si siede assieme a tavola. Ma è possibile per i turisti che vogliono partecipare a questo momento prendervi parte e fare un’esperienza unica!

E se siete amanti dei dolci come non assaggiare i tipici dolci pugliesi. Ad esempio nel periodo natalizio dolci tipici regionali, sono i susamelli , le carteddate: una sfoglia fritta ricoperta di miele o vino cotto; vi è anche la “scarcedda” un dolce tipico però ,del periodo pasquale.

Viaggiare in puglia è senza dubbio un’esperienza unica e irripetibile, una vera e propria fonte di ricchezza personale e conoscitiva.

Esperienze gastronomiche in Puglia

La Puglia è una regione tutta da scoprire non solo da un punto di vista gastronomico con i suoi piatti tradizionali e prodotti genuini, ma anche da un punto di vista culturale, naturalistico, sportivo…

Le esperienze turistiche che offre la regione sono tante e diverse, e cercano di soddisfare ogni esigenza e richiesta del turista: che cerchi relax, che si voglia immergere nella ver atmosfera pugliese o che voglia combinare sport con la propria vacanza.

Infatti oggi sono sempre di più i tour organizzati a piedi o in bici volti a scoprire i piccoli borghi pugliesi o i meravigliosi paesaggi, uno dei più suggestivi quello in valle d’Itria.

Se amate le attività e il divertimento come non prendere parte al calcio balilla umano, orienteering o la caccia al tesoro nella città di Alberobello, sito Unesco, una perfetta occasione per stare insieme, creare un team e divertirsi, oltre ad ammirare la città dei trulli. Tra le varie possibilità ad esempio vi è anche quella di pernottare in un trullo, un’esperienza irripetibile

Se al contrario amate un’atmosfera di relax, potrete essere coccolati all’interno di una masseria circondata, magari, da ulivi secolari. Un’esperienza unica è qui costituita dal picnic notturno, ci si siede su un telo e si è circondati da qualche lucina, per un’atmosfera anche romantica.

Se il vostro obiettivo è giungere in puglia per scoprirne le tradizioni allora oltre che delle ottime degustazioni di prodotti tipici che vanno dai latticini, taralli, piatti tradizionali , pane di altamura, degustazioni di olio e vino in alcune location molto particolari e caratteristiche, persino in cantine o direttamente a casa delle massaie, aperitivi o pranzi pugliesi, potrete cimentarvi con corsi di cucina(alcuni anche organizzati nei trulli), in cui si insegna ad usare materie prime semplici e di alta qualità; ma vengono organizzati anche corsi di cucina vegetariana o vegana.

In aggiunta, per entrare nel vivo della tradizione sono organizzati dei corsi di danze popolari salentine o dei tour guidati, ed escursioni anche in lingua, per scoprire le città o i piccoli luoghi in cui sembra di tornare indietro nel tempo.

Vi è la possibilità di visitare le  numerose chiese antiche ,o  ancora, le  botteghe artigiane per i più curiosi.

Se invece non vedete l’ora di scoprire la costa, una giro in barca a vela alla scoperta di Polignano a Mare, Otranto ,Vieste.. è quello che fa al caso vostro. Vengono organizzate anche delle degustazioni di prodotti locali proprio in barca.

Altre attività organizzate, riguardano dei tour in vespa o auto d’epoca, o se si vuole rimanere nell’ambiente della campagna anche un giro a cavallo.

Per gli appassionati di fotografia, ci sono dei corsi per riprendere la vostra esperienza e e tenerne il ricordo.

Se ciò che vi appassiona è la pesca allora dovete prendere in considerazione la “pescaturismo”: un’esperienza di pesca guidata a bordo di veri pescherecci.

La Valle d’Itria tra turismo e tradizione

La Valle d’Itria, conosciuta anche come la Valle dei Trulli, è una parte di territorio pugliese che si estende tra le città di Locorotondo, Alberobello, Martina Franca, Cisternino, Ceglie Messapica, Ostuni e Fasano. La zona è caratterizzata dalla presenza di trulli, antiche e suggestive abitazioni a forma di cono realizzate in pietra presso cui è possibile viverci ancora oggi. Per far vivere a pieno le tradizioni pugliesi, molti hanno deciso di trasformare i trulli in alloggi, ristrutturandoli e dotandoli di tutti i comfort moderni, in modo tale che siano abitabili lasciando intatto il loro fascino storico.

Soggiornare in un trullo è decisamente un’esperienza particolare e sono varie le città della Valle d’Itria che offrono questa possibilità. Alberobello è la città dei trulli per antonomasia e proprio per questo non si può non fare una passeggiata nel Rione Monti, dove più di mille trulli sono concentrati nei caratteristici vicoletti. Il Tipico Resort è situato nel centro storico della città ed è formato da tanti trulli rimodernati presso cui è possibile soggiornare. Alberobello è patrimonio dell’UNESCO dal 1996 quindi si può dire che alloggerete in degli autentici monumenti.

Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, è una delle città più antiche della Puglia e proprio qui Masseria Camarda ha trasformato trulli e stalle in vere e proprie camere e suites dell’agriturismo. Città d’arte e terra di gastronomia, Ceglie Messapica è conosciuta per il famoso biscotto cegliese, le masserie, i trulli, le grotte carsiche e il caratteristico centro storico. Visitare la città nel periodo estivo vi permetterà di sentirvi parte della tradizione pugliese grazie alle feste patronali ricche di musica, cibo e divertimento e al Festival dei Giochi Tradizionali, durante il quale adulti e bambini potranno giocare gratuitamente a una serie di giochi antichi, dai più semplici come il Salto alla
corda a La Grande Palla Avvelenata ai più difficili come il Palo della Cuccagna e il Biliardone Umano. Ceglie Messapica è anche città d’arte, custodisce il Castello Ducale ora adibito a biblioteca.

Anche Locorotondo, provincia di Bari, offre la possibilità di alloggiare presso le antiche costruzioni pugliesi; Trullo Sereno Angelo dispone di trulli perfettamente ristrutturati dotati di giardino che affaccia sulla Valle d’Itria. Così chiamata per la particolare forma del centro storico formato da
piccole case su anelli concentrici, Locorotondo vanta uno dei borghi più belli della Puglia, caratterizzato da case bianche, balconi fioriti e architetture barocche. Il periodo più magico in cui visitare la città è Natale, il centro storico si riempie di luminarie, decorazioni e mercatini.

Parlando delle tipiche case bianche che caratterizzano tutti i borghi della Valle d’Itria, non si può non citare Ostuni. Rinominata “la città bianca” per la calce che riveste molti dei suoi edifici, Ostuni sorge su tre colli, su uno dei quali si erge la Cattedrale romanica. La città è conosciuta anche per le
sue spiagge, Costa merlata così chiamata per le sue coste frastagliate e Rosa Marina, conosciuta per le sue spiagge e la macchia mediterranea. Ex fattoria, la Masseria Le Carrube a Ostuni, è una tipica struttura in pietra a vista che dista solo otto minuti dal Parco naturale regionale Dune costiere,
situato nel territorio di Fasano o Ostuni.

Fasano, altra città della Valle d’Itria, è caratterizzata dalle tipiche casette bianche, dalla Torre delle Fogge, l’unica torre militare rimaste delle undici della cinta muraria e dalla seicentesca Chiesa di San Nicola. Fasano è rinomata per il Parco archeologico di Egnazia, dove è possibile visitare resti di
case e basiliche. A Savelletri, frazione di Fasano, si trova Masseria Torre Coccaro, lussuoso hotel ospitato in una masseria con torre cinquecentesca. Tra le attività da svolgere a Masseria Torre Coccaro ci sono i tour in vespa e macchine d’epoca, le degustazioni di vini e oli pugliesi e non possono mancare le feste di paese in Masseria, tra angoli di cucina dal vivo e artisti di strada.

Cisternino è conosciuta per la sua architettura istintiva, e quindi non pianificata, che la contraddistingue dagli altri centri storici pugliesi. Questa città però è ancora più famosa per le sue bombette, involtini di carne da cuocere alla brace sempre presenti in qualsiasi sagra e festa pugliese.
Masseria Gianecchia, situata tra Cisternino e Ostuni, è circondata dagli ulivi secolari e composta da una casa padronale e abitazioni più piccole. Caratteristiche della masseria sono un vecchio frantoio e un vecchio fenile, ora luogo di intrattenimento, una chiesetta, dei trulli e un antico forno situati
nell’ampio piazzale.

Per concludere non può mancare la città di Martina Franca, conosciuta per i suoi edifici barocchi. Tra questi spiccano Palazzo Ducale e la Basilica di San Martino. Situata in campagna, nel cuore della Valle d’Itria, Masseria San Michele offre degustazioni di vini e oli, lezioni di cucina pugliese
e passeggiate a cavallo nei boschi.

La Valle d’Itria è caratterizzata dal bianco luminoso della calce, dalle masserie e dai trulli ma soprattutto dal calore che solo la tradizione pugliese sa trasmettere.

The Itria Valley between tourism and tradition (E. V)

The Itria Valley, also known as the trulli valley, is an area of the Apulian territory that covers the cities of Locorotondo, Alberobello, Martina Franca, Cisternino, Ceglie Messapica, Ostuni and Fasano. The area is characterized by the presence of trulli, ancient and evocative cone-shaped houses of stone where it is possible to live even nowadays. To fully experience the Apulian tradition, trulli are turned into apartments, reconstructed, and equipped with every modern comfort, in order to make them habitable leaving their historic charm intact.

Staying in a trullo is a unique experience and there are several cities in the Itria Valley that offer this possibility. Alberobello is the iconic city of trulli, that’s why you cannot miss Rione dei Monti, where thousands of trulli are concentrated in the characteristic alleys. Il Tipico Resort is situated in the historic centre of the city, and it consists of many renovated and habitable trulli. Alberobello has been a UNESCO World Heritage since 1996, so it can be said that you will be staying in authentic monuments.

Ceglie Messapica, in the province of Brindisi, is one of the most ancient cities in Puglia, ant it is here that Masseria Camarda has turned trulli and stables into real farmhouse rooms and suites. City of art and land of gastronomy, Ceglie Messapica is well known for its famous biscotto cegliese (almond biscuits), masserie, trulli, karst caves and the peculiar historic centre. Visiting the town during the summer will allow you to feel part of the Apulian tradition thanks to the patronal festivals full of music, food and fun and to the Festival dei Giochi Tradizionali, during which adults and children can play several different traditional games, simple ones like jump rope and dodgeball
and more difficult ones like Palo della Cuccagna (climbing a greasy pole) and Biliardone umano (a human version of fusball-table). Also, Ceglie Messapica is a city of art, it houses the Ducal Castle, now used as a library.

Locorotondo, in the province of Bari, offers the possibility to live in the ancient Apulian houses too. Trullo Sereno Angelo provides perfectly restored trulli with a garden overlooking the Itria Valley. Locorotondo, named in this way for the particular shape of its historic centre formed by little houses on concentric rings, is one of the most beautiful towns in Puglia, characterised by small white houses, flowered balconies and baroque architecture. The most magical time to visit the town is Christmas when the historic centre is full of lights, decorations and markets.

Speaking of the typical white houses that characterize all the towns in the Itria Valley, we cannot forget to mention Ostuni. Renamed “the white city” for the lime covering many of its buildings, Ostuni rises on three hills, on one of which stands the Romanesque Cathedral. The city is recognized for its beaches, Costa Merlata, so called for its rugged coastline and Rosa Marina, known for its beaches and the Mediterranean bush. Former farm, Masseria Le Carrube in Ostuni, is a typical stone building, eight minutes away from the Parco Naturale Regionale Dune Costiere, between Fasano and Ostuni.

Fasano, town of the Itria Valley, is characterized by the whitened houses, Torre delle Fogge, the only remaining military tower among the eleven towers of the city walls, and by the Chiesa di San Nicola. Fasano is famous for the Parco Archeologico di Egnazia, where it is possible to visit remains of houses and churches. In Savelletri, fraction of Fasano, there is Masseria Torre Coccaro, a luxury hotel located in a 16 th century farmhouse with tower. Among the activities, there are vintage cars and vespa tour, Apulian wine and olive oil tasting and, a must, the village feast in the masseria, with live cooking show and street artists.

Cisternino is known for its instinctive and unplanned architecture that makes the city different from the other Apulian historic centers. This town, however, is even more famous for the bombette, grilled meat rolls, ever-present in any Apulian festival and feast. Masseria Gianecchia, between Cisternino and Ostuni, is surrounded by centuries old olive trees and consists of a main house and smaller dwellings. Features of the masseria are an old mill and an old barn, now entertainment venues, a little church, trulli and an old wood stove located in the wide courtyard.

In conclusion, we cannot miss the city of Matina Franca, known for its baroque building like Palazzo Ducale and the Basilica di San Martino. Nestled in the countryside, in the heart of the Itria Valley, Masseria San Michele offers wine and olive oil tasting, Apulian cooking lesson and horseback riding tours.

The Itria Valley is characterised by the bright white of lime, by trulli and masserie, but above all by the warmth that only the Apulian tradition can provide.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Lucania: una terra da assaporare!

La Lucania, territorio rinomato e pieno di storia, si ciba di sapori legati alla terra. Per i palati più curiosi la Basilicata offre ben venti specialità diverse, scopriamone alcune insieme!

  • Le “manate” è la pasta fresca tipica lucana a formato lungo. Gli ingredienti sono: farina di grano duro e acqua e il procedimento è semplice. Si possono condire a piacimento: con la mollica, con i peperoni cruschi, con le classiche cime di rapa e così via. Poi troviamo l’impasto delle “lagane”, un piatto di tagliatelle spezzate che si sposano bene con i ceci e un po di pecorino.

  • Tumacë me tulë è un piatto tipico delle comunità albanesi presenti in piccola parte in questo territorio. Questo piatto offre tagliatelle con la mollica condito con salsa di pomodoro, pane fritto e successivamente grattugiato, alici e prezzemolo. Durante il corso degli anni la tradizione ha subito varie modifiche: la maggiorate delle persone le cucina con i legumi come fagioli e ceci.

  • Il ragù alla Potentina è famoso per la sua bontà e cremosità: è un ragù rosso fatto con pezzettini di carne di qualsiasi tipo, maiale, vitello, pecora. La prima regola da rispettare è quella di non tritare mai la carne! Oltre ai pezzetti di carne troviamo anche pezzi di salame tipico lucano e pecorino fritto alla fine dell’impiattamento.

  • Il baccalà all’Aviglianese è conosciuto in tutto il sud Italia: dopo aver bollito il baccalà in una pentola, i peperoni essiccati si fanno friggere con olio e aglio. Successivamente il tutto si fa delicatamente riversare sul baccalà che viene abbellito con peperoncino fresco e prezzemolo.

  • La “Pignata” si fa con la carne di pecora, castrato o agnello con patate e pomodorini. Un tempo questa pietanza compariva sulle tavole dei contadini solamente se l’animale in questione moriva accidentalmente. Oggi il contenitore si accosta vicino alla brace con l’aggiunta di erbe aromatiche, tuberi e funghi.

  • Il “Cutturiddi” è il classico spezzatino di agnello cotto in umido assieme a pomodorini, rosmarino, cipolla, lauro e e sedano. Trattandosi di agnello questa pietanza viene prevalentemente cucinata nel periodo pasquale.

  • La “crapiata” è una zuppa di legumi che puntualmente ogni anno viene preparata il 1 Agosto in occasione del raccolto. Tutti gli ingredienti vengono messi a bagno Maria prima di essere cotti per cinque/sei ore e serviti in maniera fredda abbelliti con un filo di olio DOC. Gli ingredienti possono essere: verdure, farro, legumi, grano, patate e pomodorini

Per imparare a cucinare qualsiasi piatto scrivete al www.pugliaetmores.it


English version

Lucania: a land to taste!

Lucania, a renowned territory full of history, feeds on flavours linked to the land. For the most curious palates Basilicata offers twenty different specialties, let’s discover some together!

  • The “manate” is the typical Lucanian pasta long format. The ingredients are: durum wheat flour and water and the process is simple. They can be seasoned at will: with breadcrumbs, with cruschi peppers, with the classic turnip tops and so on. Then we find the dough of the “lagane”, a plate of chopped noodles that go well with chickpeas and a little pecorino.

  • Tumacë me tulë is a typical dish of the Albanian communities present in a small part of this territory. This dish offers tagliatelle with breadcrumbs seasoned with tomato sauce, fried bread and then grated, anchovies and parsley. Over the years the tradition has undergone several changes: the majority of people cook with legumes such as beans and chickpeas.

  • The sauce Potentina is famous for its goodness and creaminess: it is a red sauce made with pieces of meat of any type, pork, veal, sheep. The first rule is never to chop meat! In addition to the pieces of meat we also find pieces of salami typical lucano and pecorino fried at the end of the application.

  • The cod “all’Aviglianese” is known throughout southern Italy: after boiling the cod in a pot, the dried peppers are fried with oil and garlic. Then everything is gently poured on the cod which is embellished with fresh chili pepper and parsley.

  • The “Pignata” is made with sheep meat, castrato or lamb with potatoes and tomatoes. At one time this dish appeared on the tables of the peasants only if the animal in question died accidentally. Today the container comes close to the grill with the addition of aromatic herbs, tubers and mushrooms.

  • The “Cutturiddi” is the classic stewed lamb stew with cherry tomatoes, rosemary, onion, laurel and celery. Since it is lamb this dish is mainly cooked in the Easter period.

  • The “crapiata” is a soup of legumes that is regularly prepared every year on August 1 for the harvest. All ingredients are soaked Maria before being cooked for five/six hours and served in a cold way embellished with a drizzle of DOC oil. The ingredients can be: vegetables, spelt, legumes, wheat, potatoes and cherry tomatoes.

To learn how to cook any dish write to www.pugliaetmores.it

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Sapori lucani: il pane

La cucina lucana, da sempre rinomata, è povera ma ricca di molti sapori che provengono soprattutto dalla terra. In particolare, in questa terra favolosa, si crea ogni mattina quello che è considerato il re della tavola: il pane, che accoglie tutti con il suo maestoso odore e soddisfa i palati dei più raffinati. Scopriamo insieme le tipologie:

  • La “strazzata” viene preparata ad Avigliano ed Alto Basento e sembra essere una ciambella per la sua forma. Gli ingredienti sono la farina di grano tenero, il pepe, sale e lievito madre. Il nome deriva dal fatto che questa tipologia di pane non si debba mangiare con forchetta e coltello bensì strappandolo con le mani. Questa goduria bianca si può farcire con i prodotti tipici lucani come salumi (prosciutti e salsicce) formaggi (caciocavallo e ricotta) e perfino stufati di verdure come la tipica “ciambotta”.
  • La “fucuazza”, simile alla focaccia che si cucina a Bari, è un’altra tipologia di pane che compone il quadro dei sapori. A differenza della prima, questa viene condita esclusivamente con salsa di pomodoro, mozzarella, origano ed olio extravergine d’oliva. Viene cotta in forno e risulta essere croccante e di basso spessore. Si produce soprattutto a Laterza ed Altamura.

  • La “cialledda” è un piatto povero che rappresenta la civiltà contadina lucana che oggi è stato valutato tantissimo. Si tratta di un piatto estivo pronto in pochi minuti: si utilizza il pane raffermo o “cunzato” come dicono in Basilicata e vi si aggiungono pomodorini, cipolla rossa, verdure come zucchine e melanzane, funghi e così via. Alla fine una spolverata di basilico e il gioco è fatto. Una pietanza economica e facile da fare per chi vuole portare con se un pezzetto di Lucania.

  • Il pane di Matera è divenuto da qualche anno il simbolo per eccellenza di panificazione meridionale. Può avere due forme: a cornetto oppure alta. La forma a cornetto è come quello in fotografia e si presenta croccante all’esterno ma di una sconvolgente morbidezza all’interno. La forma più alta invece si presenta un po più bruciacchiata e all’interno la mollica è di colore giallo sbiadito. Il pane di Matera è conosciuto in tutto il mondo insieme al pane di Altamura in Puglia e al pane nero siciliano di Castelvetrano.

  • La “Carchiola” è la tipica focaccia non lievitata fatta con farina di semola di mais piuttosto che con la tipica farina. Questa tipologia è ricca di storia: ad Avigliano veniva prodotto perché era considerato il pane dei poveri, ci voleva poco tempo per prepararlo ed inoltre poteva essere cotto in casa e non nei forni evitando così di pagare i panifici. Oggi è un simbolo lucano, è passato da essere un piatto poco raccomandabile ad un adorabile pasto di street food. Può essere sia farcito e ripieno con salumi e verdure sia immerso in zuppe calde e deliziose.

English version

Lucanian flavors: the bread

The Lucanian cuisine, always renowned, is poor but rich in many flavors that come mainly from the earth. In particular, in this fabulous land, we create every morning what is considered the king of the table: bread! It welcomes everyone with its majestic smell and satisfies the palates of the most refined. Let’s discover together the types:

  • The “strazzata” is prepared in Avigliano and Alto Basento and seems to be a donut for its shape. The ingredients are soft wheat flour, pepper, salt and sourdough. The name comes from the fact that this type of bread should not be eaten with a fork and knife but rather torn with your hands. This white pleasure can be stuffed with typical Lucanian products such as cold cuts (hams and sausages) cheese (caciocavallo and ricotta) and even stewed vegetables such as the typical “ciambotta”.

  • he “fucuazza“, similar to the focaccia that is cooked in Bari, is another type of bread that makes up the picture of flavors. Unlike the first, this is seasoned exclusively with tomato sauce, mozzarella, oregano and extra virgin olive oil. It is baked in the oven and is crisp and low thickness. It is mainly produced in Laterza and Altamura.

  • The “cialledda” is a poor dish that represents the Lucanian peasant civilization that today has been valued a lot. It is a summer dish ready in a few minutes: you use stale bread or “cunzato” as they say in Basilicata and you add cherry tomatoes, red onion, vegetables such as zucchini and eggplant, mushrooms and so on. At the end a sprinkling of basil and the game is done. An inexpensive dish and easy to do for those who want to bring with them a piece of Lucania.

  • The bread of Matera has become for some years the symbol par excellence of southern bread making. It can have two forms: croissant or high. The cornet shape is like the one in photography and is crisp on the outside but of a shocking softness inside. The highest form is a little more singed and inside the crumb is pale yellow. The bread of Matera is known all over the world together with the bread of Altamura in Puglia and the Sicilian black bread of Castelvetrano.

  • The “Carchiola” is the typical unleavened focaccia made with corn semolina flour rather than with the typical flour. This typology is rich in history: in Avigliano it was produced because it was considered the bread of the poor, it took little time to prepare it and also it could be cooked at home and not in the ovens thus avoiding paying the bakeries. Today it is a symbol of Lucania, it has gone from being a bad dish to an adorable street food meal. It can be stuffed and stuffed with cold cuts and vegetables or immersed in hot and delicious soups.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Le cartellate di Bari

Il periodo natalizio in Puglia, come ogni anno, è magico e se poi aggiungiamo i dolci tipici che ricoprono le tavole dei pugliesi diventa una favola.

Oggi andremo a scoprire un dolce tradizionale che il giorno di Natale non può mancare alla fine dei pasti: le cartellate. Questo dolce secolare piace a tutti, ne vanno matti sia i bambini e sia gli adulti. Per prepararlo serve bravura e  precisione ma quando tutti diranno “che bontà” tutta la fatica sarà ripagata. In tutte le famiglie nonne zie e nipoti si mettono alla prova cimentandosi nella cottura di queste delizie, perché proprio come vuole il Natale, questo dolce riunisce le famiglie in allegria e pace.

Il termine cartellate deriva proprio dalla forma particolare  che ha il dolce, significa “curvate” e in dialetto si dice “carteddate”. Pare che questo dolcetto sia nato proprio nei pressi di Bari in quanto sono state trovate raffigurate su alcuni affreschi di origine greca perché a quanto pare venivano realizzate per essere donate agli dei in segno di benevolenza. La forma di nido di rosa è adeguata anche per fare un bell’impiattamento; tutti ne restano estasiati.

Ingredienti e preparazione

Gli ingredienti per fare le cartellate sono: farina 00, farina di semola, olio di oliva, acqua, vino bianco, zucchero, sale e olio di semi per friggere. Per la decorazione invece si può usare vino cotto, miele e codeste colorate. Per stendere la pasta invece serve una macchinetta apposita, una rotella tagliapasta smerlata, il vino cotto per friggere tutto in una padella.  La particolarità sta nelle dimensioni delle cartellate: ogni striscia deve essere lunga circa 30 cm e larga 5 cm e deve essere pizzicata ogni 4 cm.  Le forme devono riposare per circa una notte coperte da strofinacci di cotone e l’indomani si possono friggere ma solo in olio bollente.

A Bari Vecchia ogni anno le signore che vi abitano si offrono gratuitamente ai turisti per insegnare a farle una volta tornati nel loro paese oppure si potrebbe creare una cooking-class con un massimo di otto persone per imparare oltre alle cartellate anche gli altri dolci tipici della tradizione.

Per qualsiasi informazione scrivere all’indirizzo email www.pugliaetmores.it oppure al numero 080 4676776.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Tradizioni gastronomiche natalizie in Puglia

Nel Gargano

Piatti tipici natalizi: la Vigilia

Al giorno d’oggi, nella zona del Gargano, va di moda l’aperitivo della Vigilia. Questo aperitivo prevede la preparazione delle famose «pettole», le quali si ottengono impastando farina, acqua, lievito e sale e friggendole in olio bollente. A Cerignola, esse vengono riempite con pomodoro, pecorino e alici. Tra i primi piatti della tradizione gastronomica natalizia, ritroviamo una versione ricca del pancotto, la Zuppetta, la quale viene prediletta soprattutto il giorno della Vigilia, così come altri primi di pesce. Tra i secondi piatti, invece, non può mancare il capitone, ovvero la femmina dell’anguilla. Si tratta di una pietanza dalle origini antiche, già cara a Federico II di Svevia che lo proponeva ai suoi ospiti. Vi è anche la celebre insalata di rinforzo saporita tra un piatto e l’altro. Menzione a parte per il baccalà che può essere servito fritto (come secondo piatto) o in umido con pomodori, capperi e olive nere accompagnati da pane tostato. Un’altra variante consiste nel baccalà con le patate «in pignata» preparato con strati di baccalà condito con l’alloro e passato in forno cospargendo il tutto con il pecorino per creare una crosticina.

Pranzo di Natale e Santo Stefano

Sono gli antipasti ad aprire il pranzo di Natale. Essi prevedono salumi, formaggi (burrata, caciocavallo e mozzarella), verdure, bruschette con pomodorini. Tra i primi piatti, invece, si prediligono le lasagne o la pasta al forno preparata con maccheroni, ragù di carne macinata, salumi e persino uova sode. I secondi piatti sono a base di carne. Infatti, vengono serviti capretto allo spiedo, costine di maiale al forno con le patate e agnello al forno. Il pranzo di Santo Stefano si presenta pressoché simile a quello del giorno di Natale, con la differenza che si prediligono come primi piatti i tortellini in brodo o semplici minestre di verdura. Durante questi tre giorni di festa, se non si è ancora sazi, si procede al consumo di frutta secca o fresca e dolci tipici, il tutto accompagnato da vari digestivi come il nocino o il limoncello.

Cenone di Capodanno

In questa zona, il cenone di Capodanno prevede la preparazione di antipasti e primi piatti a base di frutti di mare cotti e crudi. Tra i secondi piatti, ritroviamo invece il «capitone» fritto o in umido e altri piatti a base di pesce come l’astice o l’aragosta. Il tutto è accompagnato dal consumo di formaggi, salumi, olive, bruschette, frutta secca e fresca, digestivo e caffè. Allo scoccare della mezzanotte, i commensali seguono un rito che prevede che essi mangino lenticchie e zampone in segno di buon augurio per l’anno nuovo.

In Valle d'Itria

Piatti tipici natalizi: la Vigilia

In valle d’Itria, il protagonista indiscusso del cenone della Vigilia è il pesce freschissimo pescato lungo le coste regionali. Le linguine al sugo di scampi, gli spaghetti con le cozze o con le vongole e il sugo fatto con le seppie ripiene sono tra i primi piatti più gettonati in valle d’Itria. Il cenone è caratterizzato dalla frittura, la quale funge anche da secondo piatto: è un mix di pettole salate, panzerotti, frittelle vuote (chiamate popizze a Bari), accompagnate con la conserva di peperoni o ricotta piccante e sgagliozze (tipiche della parte di Bari vecchia). Un altro rituale consiste nella preparazione del calzone con la cipolla che si realizza con l’impasto della focaccia e il cui ripieno è composto da sponsali (cipollotto bianco di forma allungata), uva passa, olive snocciolate, formaggio, olio e acciughe sotto sale. Il tutto sempre accompagnato da frutta secca e fresca, dolci tipici, amaro e caffè.

Pranzo di Natale e Santo Stefano

Qui il pranzo di Natale inizia con una bella carrellata di frutti di mare crudi, allievi e polpo arricciato. Come primo piatto, non possono mancare le orecchiette con il ragù (chiamate chiancaredde), la cui cottura richiede diverse ore. A seguire, ritroviamo una carrellata di piatti a base di carne che comprendono le bombette martinesi (involtini di vitello ripieni), la salsiccia di maiale e la celebre zampina di Sammichele (salsiccia di vitello cucinata con pomodorini e spezie). Nel giorno di Santo Stefano, invece, di solito si preferisce mangiare una minestra di verdure accompagnata da sugo di spuntatine o cotiche di maiale, nonché un piccolo timballo di cicorie con polpettine in brodo di carne che costituiscono un secondo piatto. Il pranzo, anche in questo caso, si conclude con il panettone, dolci fatti in casa, digestivi, amaro e caffè.

Cenone di Capodanno

Qui il cenone di Capodanno prevede la preparazione di antipasti e primi piatti a base di frutti di mare cotti e crudi. Le linguine con il sugo di scampi e riso patate e cozze non possono mancare tra i primi piatti. Tra i secondi piatti, ritroviamo altre pietanze a base di pesce come l’astice, l’aragosta e il baccalà in umido con pomodorini. Il tutto è accompagnato dal consumo di formaggi, salumi, olive, bruschette, cime di rapa stufate in terrina, frutta secca e fresca, digestivo e caffè. 

Piatti tipici natalizi: la Vigilia

Al giorno d’oggi, anche in Salento come nel Gargano, va di moda l’aperitivo della Vigilia. Questo aperitivo prevede la preparazione delle famose «pittule», piccole palline di acqua e farina fritte nell’olio di oliva e farcite con baccalà, cavolfiore, gamberetti, peperoni e olive. Esse sono accompagnate da un calice di vino Salice salentino. Oltre alle pittule, da tradizione si gusta la pasta con il baccalà che prepara i commensali al pranzo di Natale, nonché altri piatti a base di pesce (cozze, scampi). Altro primo piatto gettonato in questa zona è quello delle rape ‘nfucate (dal sapore piccante). Inoltre, la tradizione richiede la preparazione del capitone fritto o al forno nella sua variante più leggera. A seguire ritroviamo certamente frutta secca e fresca, dolci, digestivo amaro e caffè.

Pranzo di Natale e Santo Stefano

Oltre che per i numerosi antipasti di apertura (salumi, formaggi, olive, ecc.), il pranzo di Natale salentino si caratterizza per alcuni piatti come la pasta al forno, le lasagne e le minestre in brodo di cappone. Molto apprezzati sono anche i turcinieddhri alla brace, famosi anche con il nome di gnummareddhi (saporiti involtini di agnello). Le polpettine salentine sono preparate, invece, con un misto di carne di maiale macinata, uova e pecorino e possono essere fritte oppure cucinate in umido con sugo di pomodoro. Non mancano i contorni come i carciofi e i cardi fritti. Nel giorno di Santo Stefano, i commensali si ritrovano tutti insieme per gustare una minestra fatta con verdure e altri piatti a base di carne (maiale, vitello). La frutta fresca e secca, una lunga carrellata di dolci fatti in casa, i digestivi e il caffè chiudono il pranzo.

Cenone di Capodanno

Per il cenone di Capodanno, si ha la possibilità qui di scegliere, tra i primi piatti, quelli a base di pesce crudo o cotto (come i raviolini farciti con pesce azzurro del Mediterraneo) oppure la pasta di grano arso con ricotta. Come secondo piatto, ritroviamo generalmente la famosa frittura di pesce, il salmone affumicato servito su un letto di crostini caldi oppure il dentice. Le bruschette con pomodorini freschi oppure le cime di rapa stufate possono essere considerate come antipasto o contorno. Anche in questa zona, così come nel Gargano e in Valle d’Itria, allo scoccare della mezzanotte, i commensali seguono un rito che prevede che essi mangino lenticchie e zampone in segno di buon augurio per l’anno nuovo.

Per ulteriori informazioni sulle vacanze di Natale in Puglia, potete visitare il sito www.pugliaetmores.it.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Natale a Polignano

Tradizioni natalizie nella terra di Domenico Modugno

Quando si pensa a Polignano a Mare, ciò che viene in mente sono le note di «Nel blu dipinto di blu», la lunga scogliera, le casette del centro storico a strapiombo sul mare. In pochi collegano l’immagine di questo paese della Puglia alle tradizioni natalizie. Eppure, da sempre, gli abitanti di Polignano amano le magiche atmosfere di questi giorni di festa.
Nelle giornate dicembrine, passeggiando per i vicoli del centro storico, è facile sentire i profumi delle preparazioni natalizie nelle case dei polignanesi: le sasamelle e le cartellate (dolci preparati con mandorle e vincotto) sono immancabili, come anche, per il salato, il capitone e l’accoppiata di cotechino e lenticchie allo scoccare della mezzanotte del primo dell’anno, per buon auspicio.

Ci sono, però, anche tradizioni non culinarie: non si può infatti rinunciare alle grandi tombolate in famiglia. E non si tratta di una tombola qualsiasi, bensì dell’inimitabile Tombola Polignanese, dove ad ogni numero corrisponde un’espressione in dialetto. È divertente giocarci, ripassando quella che è la vera e propria lingua di questo paese a cui tutti si sentono estremamente legati.

E per finire in bellezza, l’esperienza più magica è quella che si può provare, da qualche anno a questa parte, guardando la famosa Lama Monachile, che durante i giorni di festa viene «dipinta di blu», per vivere a pieno il Natale nel paese di Domenico Modugno.

Per info e dettagli visita il nostro sito www.pugliaetmores.it.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Capodanno nei trulli pugliesi

I trulli, dichiarati patrimonio dell’umanità UNESCO, sono l’espressione di una particolarità introvabile nel resto del mondo. I trulli della Puglia sono rinomati per unicità e bellezza, e garantiscono uno spettacolo incantevole assieme all’opportunità unica di soggiornare al loro interno, anche durante le festività, come Capodanno.

Quale miglior modo per trascorrere Capodanno se non in un luogo incantato come quello dei trulli, dove non solo avrete la possibilità di ammirare la bellezza suggestiva di tali costruzioni bensì anche di pernottarci e degustare pietanze tipiche della Puglia.
Al giorno d’oggi, i ruderi di alcuni trulli antichi sono stati ristrutturati e adibiti a resort e strutture benessere molto equipaggiati, a tal punto che molti di essi ospitano anche vasche idromassaggio al proprio interno. Vi sono quindi diverse tipologie di strutture in trulli che permettono ai visitatori di rilassarsi nel migliore dei modi. A tal proposito, per Capodanno, Puglia et Mores propone soluzioni di questo genere (clicca qui per visitare il sito).

E’ possibile trascorrere il Capodanno nel cuore della Valle d’Itria, tra mercatini natalizi e presepi viventi e a poca distanza da Alberobello, dai borghi di Cisternino e Locorotondo e da Martina Franca. Puglia et Mores suggerisce un romantico fine anno nell’atmosfera di uno splendido Borgo di Trulli, con un programma ben dettagliato che va dal 31 dicembre al 2 gennaio, con la possibilità di riduzioni e supplementi. Un’occasione da non lasciarsi sfuggire, per immergersi nella scoperta di luoghi meravigliosi.

Per info e dettagli: https://www.pugliaetmores.it/it-IT/offerte/5103/capodanno-in-puglia-nel-borgo-dei-trulli.aspx

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Chi Siamo

Una storia di famiglia, una storia pugliese di passione gastronomica, amore per le tradizioni ma anche di percorsi turistici autentici.

Nonna Giulia era ”la massaia”, nonno Michele “Il capo famiglia”, 7 figli e 17 nipoti!
Sono stati i pranzi e le esperienze vissute in famiglia nei giorni di festa, ad ispirare i figli e i nipoti di nonno Michele a progettare un’idea dai contenuti tipicamente pugliesi. Ogni festività in famiglia era vissuta con trepidante attesa, con una partecipazione attiva da parte di tutti. Gli zii portavano il pesce freschissimo, le mamme impastavano sui tavolieri, dolci natalizi, biscotti tradizionali, panzerotti, focacce di patate, crocchette di patate…

E’ dalle fondamenta preziose di questi ricordi indelebili che nasce oggi l’azienda ”Nonno Michele”, per raccontare grazie ai riti di famiglia la storia della Puglia attraverso ricette tradizionali, termini e detti antichi, prodotti tipici gastronomici, oggetti dell’artigianato locale e percorsi turistici. Nasce così la “mission” di Nonno Michele che crea un prodotto food di alta qualità dal packaging curato nel minimi dettagli, compatibile con l’ambiente, ricco di contenuti tradizionali e di riferimenti turistici.

Il tarallino da aperitivo piccolo e sfizioso ad esempio, verrà battezzato con il termine “A’spizzua’” che in dialetto pugliese significa “spizzicare”. Per questo prodotto verrà consigliata una degustazione a base di formaggi di masseria, olive pugliesi, vino primitivo di Manduria e capocollo di Martina Franca. Il tarallino “A’spizzua” quindi, accompagnato dagli altri prodotti, vi condurrà nei luoghi di origine della produzione locale portandovi a conoscere le più rinomate località turistiche della Puglia.

Accanto ai prodotti gastronomici che potrete acquistare con modalità e-commerce troverete tutte le informazioni, le ricette e le esperienze da vivere sul nostro territorio.

Noi non ci limitiamo ad una vendita asettica del prodotto ma attraverso la commercializzazione di questi vogliamo emozionarvi e condurvi a scoprire e vivere i luoghi autentici simbolo della nostra meravigliosa terra.

Prodotti lucani

La Basilicata offre un’esperienza unica a livello gastronomico con prodotti che godono del riconoscimento europeo.

Il pane di Altamura

Un esempio è il pane di Matera con riconoscimento IGP (indicazione geografica protetta) ottenuto da semola rimacinata o semola di grano duro, lievito madre (ottenuto dalla polpa della frutta fresca matura macerata in acqua per 48 ore), sale, farina e acqua. La sua produzione risale dal Regno di Napoli ed era caratterizzata da passaggi fondamentali. L’impasto rientrava tra le mansioni femminili: quanto più il pane era soffice, tanto più la donna che l’aveva prodotto veniva ammirata. La mansione maschile riguardava la forma del pane, la cottura e il marchio. Quest’ultimo era importante in quanto il pane veniva cotto in forni pubblici, perciò il marchio era distintivo. Il capofamiglia doveva tagliare il pane a fette regolari.

Il pane di Matera per essere considerato tale deve rispettare delle caratteristiche:

  • La forma può essere solo a cornetto, croccante e bitorzoluta, o alta e compatta, con meno crosta e con bruciature ai lati;
  • La pezzatura deve essere di uno o due chili;
  • La crosta deve essere croccante e spessa 3 millimetri, dal colore bruno dorato e con un forte odore di bruciato;
  • Il colore della mollica deve essere giallo paglierino, con i pori dal diametro che varia dai 2 ai60 millimetri;
  • La conservazione è consigliata per almeno sette giorni;
  • Può essere prodotta solo nella zona indicata dal disciplinare.

Secondo il disciplinare, la zona di produzione riguarda tutta la zona della provincia di Matera.

Il peperone di Senise

Il peperone di Senise con riconoscimento IGP è considerato l’oro rosso della Basilicata, importato dalle Antille nel XVI secolo, ma è grazie alla tradizione lucana di essiccare i prodotti se siamo giunti al prodotto che conosciamo oggi.

Il Consorzio di Tutela dei Peperoni di Senise del 1996 descrive il procedimento necessario per il raggiungimento del prodotto. Ci sono tre varietà:

  • Appuntito: è caratterizzata da una forma lineare e dalla terminazione a punta e una lunghezza che va dai 10 ai 17 centimetri;
  • Tronco: ha una struttura conica con costole evidenti (generalmente tre);
  • A uncino: simile alla varietà appuntita, ma con terminazione ricurva.

Inoltre lo possiamo trovare in tre formati: intero, crusco e in polvere. Il primo formato riguarda il peperone al naturale, semplicemente essiccato. Nel secondo caso una volta tolto il peduncolo e svuotato dai semi, viene fritto nell’olio extravergine di oliva e sale per risaltarne la croccantezza. Dopo averlo fatto asciugare e raffreddare, viene conservato in vasi di vetro o sacchetti. Nell’ultimo caso viene macinato fino ad ottenere una grana fine.

La melanzana di Rotonda

La melanzana di Rotonda con riconoscimento DOP (Denominazione di origine protetta) ha origini africane. Molte famiglie di Rotonda si trasferirono in Africa durante il regime fascista in cerca di lavoro. Prima della guerra di Etiopia, nel 1935 le famiglie che tornarono importarono questo prodotto. Per le condizioni climatiche e territoriali differenti, la melanzana ha subito dei cambiamenti. La sua forma è simile ad un pomodoro, con un colore tendente al rosso e con striature verdi. L’ambiente più adatto per la sua coltivazione è nei comuni di Rotonda, Viggianello, Castelluccio Superiore, Castelluccio Inferiore, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. Una caratteristica fondamentale per la produzione della melanzana è la rotazione colturale, cioè scegliere una parte di territorio dove non sia già stata piantata nella stagione precedente.

Il fagiolo bianco

Rotonda può vantare anche la produzione del fagiolo bianco, all’interno del parco nazionale del Pollino. Documento storico che attesta la produzione e l’importanza di questo prodotto riguarda un articolo che risale al 2 settembre del 1860 dell’Eco di Basilicata Calabria Campania in cui viene descritta la qualità del fagiolo bianco, apprezzata anche da Garibaldi che si fermò proprio a Rotonda ed assaggiò la cucina lucana. I fagioli bianchi freschi vengono conservati all’interno dei loro baccelli nel frigorifero per qualche giorno, mentre quelli secchi vengono conservati in un luogo fresco ed asciutto per lungo tempo in un barattolo chiuso o nella loro confezione d’acquisto. I fagioli bianchi devono seguire delle specifiche caratteristiche:

  • Il baccello deve avere una lunghezza massima di 20 centimetri ed una larghezza massima di 20 millimetri;
  • Colore bianco tendente al giallo chiaro o all’avorio;
  • Baccello ceroso di aspetto fresco, turgido e sano;
  • Pulito, senza sostanze estranee visibili;
  • Privo di odore e sapori estranei;
  • Privo di umidità esterna anormale;
  • Tenore di umidità non inferiore al 60%;
  • Contenuto proteico uguale o superiore al 9%.

Per quanto riguarda la granella e quindi la varietà secca le caratteristiche sono:

  • Seme con la lunghezza massima di 18 millimetri e larghezza massima di 15 millimetri;
  • Assenza di venature;
  • Il colore deve essere bianco, di media brillantezza;
  • La forma deve essere cubica o ronda;
  • Granella esente da sostanze visibili, priva di odore e sapore estranei e di umidità anormale;
  • Il tenore di umidità non deve essere inferiore al 10%;
  • Contenuto proteico uguale o superiore al 24%.

Il Vulture DOP

Il vulture DOP è l’olio extravergine di oliva ottenuto dalla varietà dell’olivo Ogliarola del Vulture. Come documentato nell’Archivio di Stato di Potenza, l’olivo nell’area del Vulture è presente sin dall’antichità. È documentato anche l’evolversi della produzione, nonché la maggior importanza che ha assunto nel contesto economico del territorio. Deve essere presente negli oliveti in quantità minima del 60%, il restante 40% è dedicata alle varietà Coratina, Cima di Melfi, Palmarola, Provenzale, Leccino, Frantoio, Cannellino, Rotondella, Laudiola e Nocellara. Per la produzione dell’olio è vietato l’uso di prodotti ad azione chimica, biochimica e meccanica e non è consentito il metodo del ripasso.

Il Canestrato di Moliterno

Passando ai formaggi, il canestrato di Moliterno con il riconoscimento IGP è prodotto con il latte di pecora intero con un minimo di 70% e un massimo di 90% e di capra intero in quantità non inferiore al 10% e non superiore al 30%. La produzione del latte e del canestrato del Moliterno avviene in provincia di Potenza e di Matera. Secondo il disciplinare gli allevamenti che forniscono il latte devono trovarsi nelle aree dedicate alla produzione del prodotto. È consentita l’integrazione alimentare solo con granelle di cereali come avena, orzo, grano, mais e di legumi quali fave, favino, ceci. È vietato l’utilizzo di prodotti derivati di origine animale e di insilati. Deve essere rispettata anche la razza di pecore e capre. La razza ovina più diffusa è la “Gentile di Lucania”, nata da un incrocio iniziato nel XV secolo tra le popolazioni locali e gli arieti Merinos spagnoli. L’indicazione geografica “Canestrato di Moliterno” è ammessa solo per il prodotto con una stagionatura di almeno 60 giorni e non è ammessa l’aggiunta di qualificazione con aggettivi fine, scelto, selezionato e altri. Sono ammesse: primitivo, per il prodotto con una stagionatura fino ai 6 mesi; stagionato, per la stagionatura dai 6 ai 12 mesi; extra, per una stagionatura che supera i 12 mesi.

L'Amaro Lucano

Famoso in tutto il mondo è l’Amaro lucano, un liquore dolce amaro creato nel 1894 a base di erbe prodotto in provincia di Matera. Viene realizzato anche attraverso l’assenzio, l’eucalipto, le spezie come noce moscata e la china e le bucce di arancia. I prodotti botanici vengono fatti essiccare e viene creato l’estratto per concentrare i sapori. Vengono successivamente aggiunti ingredienti segreti della casa e il tutto viene lasciato riposare per cinque mesi. Vengono poi aggiunti oli essenziali, alcol puro, acqua e caramello. Viene così prodotto il liquore simbolo della regione lucana.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Tradizioni natalizie in Puglia

Visitare la Puglia nel periodo natalizio è un’esperienza davvero magica. È difficile non lasciarsi sedurre dai paesaggi incantevoli e dal fascino dei borghi antichi che l’atmosfera natalizia contribuisce a rendere ancor più suggestivi. Ovunque si respira aria di festa: le città si riempiono di luci, addobbi e decorazioni e per le strade risuonano i canti natalizi. Città e borghi si preparano a festeggiare Natale e Capodanno con sagre, eventi e manifestazioni. Questa è la cornice ideale per assaporare i piatti tipici della tradizione pugliese, lasciandosi trasportare da un’atmosfera allegra e conviviale.

Festa dell’Immacolata Concezione

A segnare ufficialmente l’avvio del periodo natalizio è la festa dell’Immacolata che si celebra l’8 dicembre: a partire da questa data in tutte le case pugliesi si entra nel vivo delle festività e si inizia ad addobbare l’albero e ad allestire il presepe. La festa è celebrata nelle diverse città con l’accensione di giganteschi falò (“fanòje” in dialetto) a cui si accompagnano eventi e sagre che prevedono degustazioni gastronomiche di prodotti tipici, come le famose frittelle o le  “pettole”.

I mercatini di Natale

Colorati, vivaci, brulicanti di allegria, i mercatini di Natale rappresentano un’occasione da non perdere per visitare le meravigliose località della Puglia che già da fine novembre si arricchiscono di caratteristiche bancarelle in legno dove è possibile trovare prodotti dell’enogastronomia e dell’artigianato locale. In questa atmosfera incantevole, fatta di casette di legno illuminate, le piazze delle città si animano ed è un piacere perdersi tra gli stand che affollano le piazze, passeggiando alla ricerca del regalo perfetto e gustando del buon cibo di strada.

Il presepe vivente

Il presepe è un simbolo del Natale per i pugliesi e non c’è casa, negozio o chiesa che non esibisca scenografie in cartapesta con ruscelli, grotte e statuine in terracotta o ceramica che rappresentano la nascita di Gesù. Ma ancor più suggestivo è il presepe vivente: una tradizione antichissima che ha resistito ai cambiamenti del tempo e sopravvive oggi più intensa che mai. Tantissimi paesini pugliesi durante il periodo natalizio si trasformano in veri e propri palcoscenici che rappresentano scene della Natività, spesso riprodotte in scenari magici allestiti in grotte o borghi antichi di cui il paesaggio pugliese è ricco. Imperdibile il presepe di Alberobello, allestito tra i caratteristici trulli e quello di Crispiano o di Pezze di Greco allestisti in una grotta, che vedono la partecipazione di centinaia di figuranti in costume d’epoca e che ogni anno attirano migliaia di visitatori da ogni parte del mondo.

Piatti tipici della tradizione

Natale in Puglia è soprattutto sinonimo di buon cibo. Le festività rappresentano l’occasione perfetta per gustare le numerosissime ricette tipiche, che faranno capitolare anche i palati più esigenti: i piatti pugliesi sono un tripudio di sapori per pranzi e cene indimenticabili. Il menù tipico della Vigilia di Natale prevede rape stufate, baccalà fritto o in umido e frittelle o panzerotti, mentre il giorno di Natale non può mancare un menù a base di pesce o l’agnello con verdure. Ma a dominare la scena sono soprattutto i dolci: dalle “cartellate”, preparate con un impasto di farina e vino che poi viene fritto, e servite col famoso vincotto, ai deliziosi “calzoncelli” o agli “amaretti”, biscotti di marzapane fatti con mandorle tritate e cannella, senza dimenticare i “sassanelli”, tipici delle Murge, fatti con vincotto e mandorle. Bontà per tutti i gusti a cui è impossibile resistere!

I trulli e le masserie

Il periodo natalizio è il momento ideale per scoprire le meraviglie dell’entroterra pugliese, con le sue bellezze paesaggistiche e naturali, e i tesori archeologici e culturali. Per poter godere appieno di tutto questo, l’ideale è un soggiorno nei caratteristici trulli, antiche abitazioni ristrutturate e immerse nella quiete della campagna tra ulivi secolari e i tipici muretti a secco. Tanto relax e buon cibo per un Natale o Capodanno da sogno, in un’atmosfera fiabesca. Alberobello è una delle mete più gettonate con i suoi trulli e i suoi borghi che durante il periodo natalizio vengono illuminati da un gioco di luci e proiezioni a tema, e non mancano gli eventi e le manifestazioni per chi, oltre al relax, cerca anche il divertimento.

E se si desidera trascorrere le festività in un luogo accogliente dove tradizione e natura si incontrano, si può scegliere di alloggiare in una delle numerosissime masserie che sono sparse per tutta la regione, dal Salento alla Valle d’Itria e dove, oltre a godere di paesaggi incantevoli, sarà possibile assaporare la vera cucina pugliese per una vacanza in un ambiente rustico ma con tutti i comfort.

Capodanno

La Puglia è il luogo ideale per dare il benvenuto al nuovo anno in un clima di festa e allegria. Che si trascorra in un agriturismo, in un locale o in città, in compagnia di amici o con la famiglia, il Capodanno pugliese è all’insegna del divertimento e della musica. Numerosi gli eventi organizzati il 31 dicembre per vivere una notte indimenticabile: dai concerti ospitati nelle piazze delle grandi città, ai veglioni e agli spettacoli di musica e balli se si sceglie di trascorrerlo in un trullo, in una masseria o in un moderno hotel. Imperdibili gli spettacoli pirotecnici che illuminano il cielo con maestose scenografie. Tutto ciò senza dimenticare il ricco cenone di Capodanno, con antipasti di frutti di mare, e l’immancabile cotechino con le lenticchie, che rappresentano un augurio di abbondanza e prosperità per il nuovo anno.

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito www.pugliaetmores.it.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Natale in Puglia

Il Natale tra le vie dei borghi pugliesi

Il periodo natalizio è un momento speciale che riempie di gioia grandi e piccini: le strade si popolano di gente, le luci illuminano gli angoli delle città e il profumo dei deliziosi prodotti pugliesi si diffonde ovunque.

In questo momento dell’anno in Puglia la tradizione e il folklore sono i protagonisti principali: non c’è evento o piatto tipico che non venga riproposto e questo riguarda ogni zona della Puglia, dalle città più grandi ai paeselli.

Sia nella zona del barese, che della Valle d’Itria e del Salento ci sono vivaci e allegri mercatini di Natale, dove è possibile acquistare prodotti artigianali e manufatti; a fare da sfondo ci sono le decorazioni che addobbano il centro storico, come alberi di Natale, luci e ghirlande.. ma non solo! Infatti, in tanti paesi è possibile assistere anche a spettacoli che richiamano le tradizioni popolari e contadine, come quello degli zampognari (uomini che con tipici abiti contadini suonano la zampogna, un antico strumento a fiato con cui riproducono motivi natalizi tradizionali e percorrono le vie della città), gli spettacoli di pizzica tipici del Salento accompagnati dal ritmo del tamburello e, perché no, alla passeggiata di Babbo Natale che incontra i più piccoli e dona loro caramelle.

Tra i mercatini è solito trovare anche stand che preparano ed offrono prodotti tipici: le pettole, le cartellate, i taralli, bicchieri di ottimo vino della zona, bruschette e tanto altro!

Alcuni paesi come Tricase, Pezze di greco, Canosa di Puglia, Gravina e tanti altri hanno alle loro spalle una lunga tradizione, quella del presepe vivente. Visitare il presepe vivente significa immergersi completamente nel passato e osservare gli antichi mestieri, gli abiti e gli oggetti tradizionali. E’ una tradizione che coinvolge tutti: adulti, bambini e animali come asinelli, pecore e vitellini sono i protagonisti del presepe.

Ma non ci sono solo presepi viventi, anche presepi di cartapesta e terracotta realizzati con cura dalle mani laboriose degli artigiani  visitabili in diverse zone pugliesi, soprattutto nel leccese.

Natale vuol dire anche relax, perciò, le accoglienti masserie e i resorts pugliesi aprono le loro porte per accogliere coloro che vorranno concedersi un soggiorno all’insegna della tranquillità e delle ottime cene tradizionali.

Per ulteriori informazioni riguardo il bellissimo periodo di Natale in Puglia potete visitare il sito www.pugliaetmores.it.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Autenticità e semplicità: i sapori di Puglia

I prodotti tipici pugliesi

Una vacanza in Puglia non è soltanto un viaggio alla scoperta di distese di mare cristalline o di antiche cattedrali: è anche un viaggio culinario attraverso sapori semplici e autentici che rispecchiano la semplicità della gente locale e l’amore per ciò che è genuino.

Tra i prodotti più tipici, la Puglia vanta olio, vino e mandorle. Si tratta di prodotti ricavati dalla terra pugliese, che è estremamente fertile. Migliaia e migliaia di ettari di ulivo, mandorlo e viti, è ciò che possiamo ammirare aggirandoci per le campagne pugliesi o percorrendo strade come la Via Appia Traiana. Se doveste mai trovarvi in una giornata soleggiata, con il vento tra i capelli e la mano fuori dal finestrino della vostra auto a conoscere le campagne pugliesi, e vorreste sapere qualcosa in più dei secolari alberi che state osservando e dei loro prodotti pregiati, ecco l’articolo che fa per voi!

L'olio

Impossibile non parlare dell’oro verde della Puglia: l’olio.
L’olio extravergine pugliese viene ricavato dai secolari ulivi, maestosi tronchi dalle forme stravaganti che attireranno la vostra attenzione.

Durante la stagione invernale, le olive vengono raccolte e portate nei frantoi per la molitura. Dopo una complessa lavorazione, l’olio è pronto.

Si presenta con un colore che varia dal verdognolo al giallo oro. Il suo sapore dipende dalle innumerevoli qualità delle olive esistenti nelle varie zone; e può variare dall’essere leggermente piccante e pizzicare la gola oppure all’essere estremamente dolce e fruttato.

Qualsiasi siano le sue peculiarità, l’olio è amato e utilizzato in tutto il mondo. Per poter degustarlo al meglio e scoprire il suo sapore raffinato, si consiglia di degustarlo su una fetta di pane fresco con del sale e qualche pomodorino fresco: ve ne innamorerete all’istante!

Il vino

Romantic dinner with wine, cheese and traditional sausages

Per accompagnare la vostra degustazione, non può mancare un buon calice di vino, un altro super prodotto di questa meravigliosa terra. La viticoltura pugliese è una tradizione antichissima: pensate che già i romani erano dei grandi appassionati! Bianco, rosso, rosato: ce n’è davvero per tutti i gusti.

Tra i vini bianchi più rinomati in Puglia, ci sono sicuramente il Fiano
e il Moscato Bianco – prodotti da vitigni autoctoni – e lo Chardonnay. Per quanto riguarda invece i vini prodotti da uva a bacca rossa, molto diffusi in Puglia sono il Negramaro, il Primitivo e il Nero di Troia. Per quanto riguarda i rosati invece, il capostipite dei vini rosati italiani è proprio un vino pugliese, il Five Roses Salento e il Calafuria Salento si è classificato tra i dieci migliori rosé nella rivista americana Wine Spectator.

Il vino pugliese è un prodotto molto versatile: si accompagna benissimo sia a cene più sofisticate a base di pesce o carpacci di carne, che a pasti più golosi con focacce o pizze.

Le mandorle

Per terminare il vostro aperitivo pugliese, non potete non assaggiare un dolce fatto da mandorle biologiche pugliesi. Le mandorle sono un altro prodotto autentico della Puglia. Tonde o lunghe, dolci o amare: anche qui c’è l’imbarazzo della scelta!  La maggior parte degli agricoltori pugliesi ama coltivare mandorle biologiche, seguendo quindi tecniche che rispettano il mondo in cui viviamo e non danneggiando la natura che ci offre queste preziosità.

Le mandorle sono un prodotto molto versatile. Vengono impiegate in cucina, specialmente in pasticceria per creare gustosi dolci come gli amaretti, le castagnelle baresi o i cantucci e sono molto richieste soprattutto nel periodo pasquale. Sono ottime anche tostate o salate. Le mandorle sono in qualsiasi dieta mediterranea, in quanto sono un toccasana per l’organismo e contengono vitamine.

Ma non solo! Con le mandorle si può produrre orzata, latte di mandorle, gelati, granite, confetti, torrone o addirittura prodotti di bellezza come shampoo o creme corpo.

Insomma quello che la Puglia ha da offrire è davvero tanto, buonissimo e soprattutto genuino. E’ proprio il caso di dire ‘’dalla terra alla tavola’’!

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Il Gargano: prodotti tipici e artigianato

Il Gargano è uno dei territori più belli e caratteristici della Puglia. E’ chiamato anche ‘’lo sperone d’Italia’’ per la sua collocazione geografica ed è un promontorio montuoso situato a nord della Puglia.

La gastronomia

Il Gargano è un’area ricca di storia e tradizioni. Tra i suoi prodotti tipici troviamo indubbiamente il Caciocavallo Podolico, un pregiato formaggio. Questo prodotto ha anche ottenuto il presidio Slow Food. Il Caciocavallo Podolico è prodotto dal latte di questa razza di vacche. Per assaporarlo al meglio, lo si gusta a temperatura ambiente accompagnato da un vino rosso.

Un altro prodotto sorprendente del Gargano sono le alici nere di Vieste. Si tratta di pesce azzurro con notevoli caratteristiche nutrizionali. Possono essere degustate marinate o accompagnate da rape a km 0 con olio extravergine d’oliva.

E infine non può mancare uno dei dolci più tipici del Gargano: le ostie ripiene. si preparano con mandorle croccanti, perciò sono considerate un dolce molto delicato. Le ostie ripiene hanno una storia molto particolare: si racconta che le monache stessero preparando l’impasto delle ostie per la messa del giorno seguente; alcune di queste però caddero in una ciotola al cui interno c’erano mandorle caramellate al miele e le monache non riuscirono più a staccare le ostie. Così nacque l’ostia ripiena. Questo dessert può avere diverse dimensioni ma la forma è solitamente tonda o ovale.

L’artigianato

Oltre alla tradizione culinaria, il Gargano vanta anche una lunga tradizione artigiana. L’artigianato garganico è legato soprattutto alla ceramica: ogni paese avevi i propri inconfondibili vasi, diversi da quel del paese vicino. Gli artigiani forgiavano principalmente oggetti per uso quotidiano come ciotole, bicchieri, piatti ma anche vasi e produzioni artistiche particolari come i fischietti. Infatti, ancora oggi, visitando piccole cittadine sul Gargano come Peschici o Vieste, ci sono tanti piccoli negozietti dedicati all’arte della ceramica e vendono fischietti di tutti i tipi, forme e colori rimandando esattamente a questa lunga e antica tradizione.

Un’altra importante tradizione è legata alla tessitura e all’arte del ricamo. Nelle case d’epoca si possono trovare ovunque merletti attentamente ricamati e con motivi legati al mare come conchiglie o spine di pesce, o motivi legati alla terra come i fiori o i grappoli, o ancora motivi religiosi.


Il Gargano è dunque un’area molto particolare ma soprattutto molto ricca: non solo possiede magnifiche spiagge ma è anche un territorio che possiede una lunga storia e tradizioni preziose.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

I rosoli e gli amari di Puglia

Tra i suoi numerosissimi prodotti tipici, la Puglia vanta bevande alcoliche come i rosoli e gli amari, molto diffusi e amati in questa terra.

Il rosolio è una soluzione liquorosa. Viene chiamato anche ‘’il liquore del passato’’ poiché la sua origine è antichissima: pare sia nato attorno al 1600 in alcuni conventi quando andavano a far visita ospiti importanti. Altri invece sostengono sia nato nella corte di Caterina de’ Medici. Qualunque sia la sua origine, il suo nome è molto curioso. Pare che la parola rosolio potrebbe derivare dal latino ‘’ros solis’’, cioè ‘’rugiada del sole’’, oppure ancora dal fatto che è prodotto da petali di rosa. Infatti, il rosolio classico veniva prodotto grazie alla macerazione e all’infusione in alcol di petali di rosa. Oggi invece si producono tantissimi tipi di rosolio e si utilizzano erbe aromatiche o frutta, ottenendo una bevanda dall’aroma delicato.

L’amaro invece è una particolare bevanda alcolica, molto aromatizzata e utilizzata soprattutto come digestivo. Il termine ‘’amaro’’ si riferisce proprio alle erbe utilizzate, le quali hanno un sapore amarognolo. Alle origini, l’amaro era utilizzato come medicinale per stimolare l’inappetenza dei bambini.

Oggi l’Italia è il maggiore produttore di amari al mondo. Ogni regione e/o città ha la sua particolare ricetta. Ad esempio, in Puglia, tra i più famosi troviamo l’Amaro del Gargano. Esso è ottenuto dall’infusione in alcol di bucce di agrumi, foglie di olivo e piante del Gargano; il suo colore è bruno e con riflessi rossastri.

L’amaro pugliese è un altro famosissimo amaro di questa terra. E’ a base di 40 erbe aromatiche tra cui l’aloe, l’assenzio e la menta.

Che sia rosolio o amaro, queste bevande alcoliche sono perfette per essere gustate in compagnia dopo i pasti e rappresentano un’antichissima tradizione.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

I Monti Dauni

I Monti Dauni si trovano in provincia di Foggia, a nord ovest della Puglia e sono parte della dorsale appenninica italiana. Comprendono 30 comuni e contano 90mila abitanti.

I Monti Dauni sono un ambiente preziosissimo: contano ben quattro ‘’borghi più belli d’Italia’’ e sette comuni Bandiera Arancione. I quattro borghi più belli d’Italia situati sui monti dauni sono Alberona, Bovino, Pietramontecorvino e Roseto. Si tratta di piccoli centri abitati che presentano uno spiccato interesse storico e artistico. Infatti, il tratto distintivo di questi quattro borghi è la loro bellezza: sembra quasi di visitare dei musei a cielo aperto tra chiese, castelli e palazzi. Alberona, ad esempio, è un piccolo borgo in cui è possibile fare escursioni e passeggiate. Questo paesino è considerato il luogo delle cento fontane, proprio perché possiede numerose piccole cascate.

Il paesino di Bovino, invece, in passato era abitato dai Dauni e poi dai Romani. E’ un luogo idilliaco e non si possono non visitare le cantine Cerrato, un monumento sotterraneo nel quale è presente una cisterna di epoca romana.  Anche Pietramontecorvino è un borgo dall’aria cinquecentesca. Questo borgo è particolarmente conosciuto per la Sedia del Diavolo. Roseto è invece caratteristica per i mulini d’acqua, è proprio qui, infatti, che è conservato uno dei primi mulini ad acqua che risale al 1338.

Inoltre, sette comuni dei Monti Dauni hanno ricevuto la Bandiera Arancione: Alberona, Rocchetta Sant’Antonio, Orsara di Puglia, Troia, Bovino, Sant’Agata di Puglia e Pietramontecorvino. Questo premio è legato alla qualità turistica, culturale e ambientale e viene attribuita ai Comuni dell’entroterra sotto ai 15.000 abitanti.

I Monti Dauni possiedono anche numerose eccellenze dal punto di vista culinario. Tra i tanti prodotti che questo territorio offre, c’è indubbiamente la birra artigianale, così pregiata poiché non sottoposta a microfiltrazione o pastorizzazione. Un’altra eccellenza è il capocollo: un insaccato ottenuto da carne di suini nati ed allevati nel territorio locale. Anche i dolci tipici di questa regione sono squisiti, come le cartellate, un dolcetto croccante e con odore tipico di vincotto.

Capodanno in Puglia

La Puglia si sa, è un posto meraviglioso ed ogni suo angolo è magico.. soprattutto l’ultima notte dell’anno!

Il modo migliore per concludere l’anno trascorso è sicuramente all’insegna del relax, della cucina tipica e delle tradizioni pugliesi.

Infatti, soprattutto nella zona della Valle d’Itria, sono numerosi i resort, le masserie e i trulli che offrono pacchetti con soggiorno presso le loro accoglienti strutture e cenoni di capodanno a base raffinati piatti gourmet realizzati con prodotti locali. Posti fantastici immersi nel cuore della Puglia e circondati da alberi di ulivo per un momento speciale.

Le strutture ricettive della Valle d’Itria sono collocate in una posizione strategica, in quanto percorrendo solo pochi kilometri è possibile raggiungere dei borghi splendidi: Alberobello, Locorotondo, Cisternino, Ostuni, Martina Franca, Polignano a Mare, Monopoli..

Nel centro storico di questi paesi vengono organizzati dei mercatini di Natale.. e in un attimo si avrà l’impressione di essere in un posto magico, all’insegna di graziosi oggetti natalizi, del profumo della caldarroste o di una cioccolata calda e perché no, della degustazione delle ottime pettole pugliesi.

In Puglia il periodo di Natale e capodanno infatti significa anche tradizione, per questo bisogna anche ricordare i presepi viventi che si svolgono ogni anno, da ormai diversi anni, in diverse città pugliesi: Pezze di greco, Casamassima, Tricase e Specchia e tante altre..

Animali, mestieri antichi, profumi, musiche, oggetti e attrezzi di un tempo conducono il visitatore in un vero e proprio museo/laboratorio, alla riscoperta delle radici e delle ricchezze del territorio e facendo in modo che fede e folklore si uniscano.

Da non dimenticare è la ‘’fiera dei pupi’’ di Lecce, dove è possibile ammirare i presepi realizzati in cartapesta e terracotta dai migliori artigiani locali.

Per iniziare un nuovo anno nei migliori dei modi, scegliere la Puglia con tutte le sue sfaccettature è la soluzione ideale.

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito www.pugliaetmores.it, il quale vi fornirà maggiori dettagli riguardo tutte le proposte per trascorrere un magnifico soggiorno in Puglia.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Natale in Puglia

Il presepe vivente

Una delle tradizioni natalizie più antiche e ancestrali, il presepe vivente è una ricostruzione a grandezza naturale di tutti gli elementi tipici di un presepe; ma al posto delle statuette ci sono persone vere.

Crea un’atmosfera magica, che porta indietro nel tempo, alla scoperta non solo della religiosità, ma anche della vita di un tempo, con mestieri ormai estinti, abiti antichi, ambientazioni povere e realistiche.

Diverse e numerose sono le città che organizzano ogni anno queste manifestazioni storico-religiose. Tra le più caratteristiche: Matera, che allestisce i suoi «Sassi» a tema, Martina Franca, col suo centro storico medievale, Alberobello, dove si può anche ascoltare della musica antica fra i magnifici trulli.

Componente fondamentale del presepe vivente sono gli antichi mestieri. Riescono a rievocare le atmosfere passate ricreando scene lavorative e vita di tutti i giorni. Osservare la maestria con cui i partecipanti lavorano ci permette di pensare alla dedizione che i nostri antenati mettevano nei loro mestieri; inoltre è un’esperienza molto educativa per i bambini, che imparano dalla tenacia e forza d’animo rievocata da questi personaggi.

Nei suggestivi cortili dove solitamente vengono allestiti i presepi viventi, fra i vari mestieri non mancano quelli associati agli animali: pastorizia e allevamento infatti caratterizzavano i lavori di un tempo. Sia per gli adulti che per i più piccoli è sempre un piacere poter ammirare da vicino questi animali, e lo è ancor di più sapendo che solitamente sono veri agriturismi e masserie locali a metterli a disposizione.

Per ulteriori informazioni sul periodo di Natale nella terra pugliese potete visitare il sito www.pugliaetmores.it.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Natale in Puglia

Le più belle tradizioni

Molti pensano erroneamente che la Puglia sia solo una meta turistica estiva, ma in verità ha molto da offrire anche quando l’estate ormai è finita. Infatti, se state pensando di progettare le vostre vacanze natalizie o più semplicemente siete amanti di questa meravigliosa terra date un po’ un’occhiata a quello che accade nella magica Puglia. Le splendide tradizioni non mancano neanche d’inverno, fra presepi viventi, cibi tipici e tante altre attività dallo spirito natalizio. Partiamo dunque alla scoperta del Natale in Puglia.

I mercatini

Un grande classico che piace tanto ad adulti e bambini sono i mercati che sotto il periodo natalizio animano le vie e le piazze cittadine. Una maniera per visitare un luogo e incontrare un dono originale da regalare. A Brindisi, per esempio, la città affacciata sulla costa adriatica, in Corso Umberto e Piazza della Vittoria dal 28 novembre fino al 25 dicembre, si può respirare una calda e accogliente atmosfera tra i vari chioschi di legno e trovare ogni tipo di leccornia, tanti prodotti artigianali, corsi di arte creativa e gastronomica e laboratori di musica e cultura. Oppure il “Villaggio di Natale” allestito presso la Fiera di Foggia dall’8 al 25 dicembre, uno dei più vasti del sud d’Italia. Si presenta con 1500 mq espositivi, tanti eventi, attrazioni e spettacoli.  Per sentire lo spirito di festa visitate i caratteristici mercatini di Natale che ogni paese e città organizza nel mese di dicembre potete trovare il regalo perfetto tra l’ artigianato fatto a mano, gli oggetti d’antiquariato, prelibatezze tradizionali dolciarie e tante idee regalo originali e particolari. Un altro dei mercati più rinomati, si svolge dall’8 al 25 dicembre in piazza dell’Economia nella città di Bari e non dovete stupirvi se è soprannominato “Magie di Natale” in quanto è animato da spettacoli teatrali di strada, musica dal vivo e spettacoli di artisti di strada. Un altro imperdibile mercatino natalizio si svolge nell’affascinante città bianca di Ostuni qui dal 18 al 23 dicembre Piazza Libertà si anima proponendo ai suoi visitatori bancarelle e stand dove degustare prodotti enogastronomici, prodotti dolciari e si possono acquistare anche prodotti artigianali come piccoli gioielli e ceramiche. Infine per le famiglie si consiglia di non perdere il mercatino di Fasano all’interno dello Zoosafari che dal 6 al 24 dicembre vi terrà compagnia per una giornata diversa tra giostre e shopping.

La bella Lecce

Lecce è una delle città più belle non solo della Puglia ma di tutta Italia. Ti ammalia per la sua architettura barocca dal colore vibrante e per i suoi indescrivibili scorci. Durante le feste di Natale ogni chiesa espone il proprio presepe di cartapesta. La città del Salento, infatti, è famosa per le tante botteghe di artigiani che realizzano con questo materiale imponenti creazioni. Ogni anno vengono organizzate, nel centro storico, la “Fiera dei Pupi” e la “Fiera dei burattini” di cartapesta. Inoltre vi è il “Natale Artigiano” che si tiene ormai da diversi anni a Lecce. In quest’evento viene realizzato in Piazza Sant’Oronzo a Lecce una sorta di “villaggio” natalizio dove poter non solo fare acquisti, ma anche degustare specialità salentine, ascoltare storie locali, ammirare le tradizioni artigianali evidenziate in una grande mostra-mercato all’aperto. Il “Natale Artigiano” si tiene generalmente nel mese di dicembre. Inoltre un altro evento da non perdere è la visita alla Basilica di Santa Croce per ammirare il raffinato presepe risalente al XVI secolo insieme al grande affresco raffigurante la Natività.

I presepi artistici

Una caratteristica pugliese è l’attenzione alle decorazioni natalizie, una tradizione che si tramanda dai tempi antichi. Queste vengono esposte ovunque in questo periodo: nelle chiese di ogni città, sui balconi delle case private, nelle vetrine dei negozi, lungo i portici e le vie urbane. I materiali più utilizzati per realizzarle sono la terracotta, la cartapesta e il legno. L’arte del Presepe è un rito molto accurato e sentito, che si tramanda da generazioni. Si trova di tutto, dalla semplice rappresentazione della nascita di Gesù fino alla creazione dell’intero villaggio con tutti i mestieranti, le strade, i laghi e i pascoli. Uno dei presepi salentini più famosi in assoluto è quello di Tricase, oltre che uno dei primi ad essere stato inscenato. Questo presepe vivente ha varcato la soglia dei trenta anni e si estende nei boschi fuori città per ben quattro ettari, tra centinaia di figuranti che lo animano come se ci si ritrovasse davvero all’interno di un antichissimo villaggio dell’anno 0. Prima di ritrovarvi di fronte alla capanna con Gesù Bambino, vedrete tutta la vita con i mestieranti dell’epoca come fabbri, filatrici al lavoro su antichi telai, contadini. Uno spaccato che rende l’atmosfera magica anche per tutti i laici che si ritrovano ad ammirarlo. Anche nei centri abitati di Casarano e di Castro il presepe viene adibito direttamente all’interno dei rispettivi centri storici, ma in questi casi l’impronta data ai villaggi è più “recente” attestandosi attorno al periodo medievale. A Calimera il Museo di Storia Naturale organizza un presepe dove vengono impiegati veri animali e tutti quegli elementi vegetali tipici della macchia mediterranea locale. Molti altri sono in ogni caso i centri abitati salentini che organizzano ogni anno un presepe vivente e ciascuno di essi ha merito di tenere viva la tradizione del Natale nel Salento e meritano attenzione per l’impegno che vien messo nel realizzarli. Vi è poi il presepe monumentale, diventato un must, quello realizzato ogni anno all’interno dell’Anfiteatro Romano in Piazza Sant’Oronzo nel cuore di Lecce. Affacciandovi sull’Anfiteatro – che ricordiamo essere sotto il livello della strada – potete ammirare un colpo d’occhio unico: tra i gradoni romani, nella grande arena centrale, piccole casupole realizzate con la tecnica del muretto a secco, muretti, piante, ulivi, fiumiciattoli fanno da vivo contorno alla capanna del Bambino. I personaggi del presepe sono a grandezza naturale, anche se si possono ammirare solo dall’alto, e sono realizzati in cartapesta, un’altra antica arte tutta salentina. Un altro, meraviglioso, firmato dallo scultore Persio Altobello, è quello conservato nella cattedrale di Altamura, in provincia di Bari. Mentre i presepi del celebre scultore pugliese Stefano Putignano sono ammirabili a Grottaglie, Polignano a Mare e Martina Franca.

La religione a Monte Sant'Angelo

La Puglia, come abbiamo visto, offre diverse alternative uniche e spettacolari. Nel Gargano infatti, nello sperone di Italia, si trova Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia, a circa 800 metri di altitudine. Insignito dall’UNESCO come patrimonio dell’Umanità grazie alla presenza dell’affascinante e suggestivo Santuario dedicato all’Arcangelo Michele, la Basilica di San Michele, il Castello Normanno Svevo, altre chiese e un delizioso centro cittadino formato da case bianche dalle quali si può vedere il mare. Per queste ragioni, non si può assolutamente non visitarlo.

L' attraente Alberobello

Nella Valle D’Itria, con i suoi agglomerati urbani di circa 1500 trulli, riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 1996, troviamo Alberobello, che a dicembre diventa ancora più suggestivo. Qui si possono vedere da vicino le antiche costruzioni rurali dei trulli e la loro forma conica in decine di esemplari di differenti misure. Al centro del borgo si trova il trullo più grande, l’unico conosciuto che abbia due piani, dove al suo interno c’è un museo. Nei trulli ci sono anche i bar, i negozi e le trattorie, dove si possono degustare i piatti locali. L’unico edificio che non è un trullo è la chiesa dei santi Cosma e Damiano, costruita a metà del ‘800. Ad Alberobello si festeggia il Natale con l’inaugurazione della “Pista di ghiaccio tra i trulli”, dall’1 dicembre e con i “Mercatini di Natale tra i Trulli“, dal 7 dicembre al 6 gennaio, caratterizzati da eventi unici e spettacolari. Poi vi è il “Presepe Vivente”, in opera dal 26 al 29 dicembre ed infine, ma non certo ultimo per importanza, l’ ”Alberobello Light Festival”, il primo festival di luci in Puglia, dove il bel centro storico si tinge di magia, illuminato artisticamente a tema. Un attraente viaggio visivo in un’atmosfera sognante.

Lo Zoosafari di Fasano

Conosciuto e molto frequentato è lo Zoosafari di Fasano, in provincia di Brindisi, dove ci si può addentrare in circuiti sicuri e avventurosi a bordo di una vettura alla scoperta degli animali. Specie mai viste dal vivo che assicurano il divertimento sia agli adulti che ai bambini. Giraffe, orsi bruni, elefanti giganti e tanti altri simpatici esseri vi aspettano all’interno del parco. Si può passare un’intera giornata immerso nella natura. Inoltre, dall’1 al 23 dicembre, è possibile vivere la magia del “Mercatino tra le Giostre” con animazione e spettacoli a tema, street food, Babbo Natale e i suoi elfi, le giostre, le mostre e tanto altro.

La Puglia in tavola

Non importa in quale città ci si trova, l’unica sicurezza della vacanza in Puglia è la cucina. Una certezza ovunque. Un momento gustoso e solenne che soddisfa tutti i palati. Assaporate tutte le favolose ricette natalizie del tacco dello stivale, culla di tradizioni culinarie prestigiose. Frittelle, gnocchi fritti farciti con pomodoro, mozzarella, cipolle, tonno, capperi, ricotta e formaggi stagionati. Poi il bollito alle cime di rapa, le lasagne, il sugo d’agnello, i lambascioni e il cuturidd, l’agnello speziato con verdure cotte. E poi ampia scelta per i dolci: le Cartellate, pasta fritta con miele o con vino cotto, le Pettole, sempre pasta fritta poi immersa di zucchero a velo e i Purcidduzzi, piccole palline di mandorle tritate e miele. Il tutto accompagnato con dell’ottimo vino e del limoncello. Correte a scoprire le bellezze, i sapori e i colori di una terra sorprendente. Nel pieno della tradizione, ci si può immergere nel fascino della Puglia reso ancora più particolare sotto le feste. Una miniera di ricchezze naturalistiche, storiche, artistiche e culinarie.

Fissate le date, prenotate la vostra vacanza e fate diventare magico il vostro Natale.

Per ulteriori informazioni riguardo le vacanze di Natale in Puglia potete visitare il sito www.pugliaetmores.it.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Turismo religioso in Puglia

La Puglia è un territorio adatto proprio a tutti: non solo per gli amanti del mare e delle escursioni, ma offre anche un’ampia scelta di luoghi sacri.

Tra i paesi di maggiore attrazione turistica troviamo senz’altro San Giovanni Rotondo. E’ un luogo che attrae pellegrini da tutto il mondo e presenta alcuni luoghi di grande interesse religioso come la tomba di Padre Pio e la cella di San Pio.

La tomba di San Pio custodisce le spoglie di San Pio da Pietrelcina. I lavori per la nuova cripta, interamente in oro, sono terminati nel luglio 2009. Prima di giungere alla tomba, si attraversa un corridoio decorato dai mosaici di Rupink: è un vero e proprio cammino spirituale. Impossibile non visitare, se si è a San Giovanni Rotondo, anche la cella del Santo. E’ la cella n.5, nella quale ha trascorso i suoi ultimi giorni. E’ qui che ha meditato, pregato, sofferto e tormentato dal diavolo e dalle sue tentazioni. La cella è molto umile: c’è un letto con sù un crocifisso, un comodino con la statua della Madonna e delle immagini sacre. 

Tuttavia, San Giovanni Rotondo non è solo una città religiosa ma è anche perfetta per degustare le bontà del Gargano. Ci sono tantissimi ottimi ristoranti dove poter assaggiare il caciocavallo podolico, le alici nere o le ostie ripiene; sono alcuni dei prodotti tipici della zona.

Un’altra città molto religiosa è Bari. Qui infatti riposano le reliquie di San Nicola, e per questo motivo la basilica di San Nicola è diventata il centro religioso cristiano ed ortodosso. La basilica è certamente in stile romanico e sorge a pochi metri dal mare. Al termine delle navate laterali c’è la cripta con le reliquie dell’omonimo santo.

La Basilica sorge nel centro storico della città ed è una meta di pellegrinaggio per migliaia di fedeli provenienti da tutto il mondo. All’interno  si trova anche il monumento funebre di Bona Sforza, Regina di Polonia e Duchessa di Bari. Il notevole flusso di pellegrini che si reca in visita per venerare le reliquie del santo patrono ha permesso di conservare nel corso del tempo una notevole quantità di oggetti preziosi che venivano donati alla basilica in segno di devozione. Oggi sono raccolti e custoditi nel Museo Nicolaiano, insieme a pergamene, epigrafi e codici miniati.

Ma Bari, oltre a essere un importante centro religioso, è anch’essa una città basata sul turismo gastronomico. Non si può visitare Bari e non assaggiare la focaccia barese o i panzerotti di carne, specialità di questo meraviglioso paese. Un’altra tradizione caratteristica sono le signore, nel centro storico, che creano orecchiette e tutti possono ammirare quest’arte respirando aria di epoche passate.

 

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Pane di Altamura

Il Pane di Altamura appartiene a quell’insieme di prodotti di cui la regione Puglia può farsi gran vanto. La cultura alimentare pugliese è infatti una delle maggiori ricchezze della regione, fonte di sviluppo territoriale e turistico. Sono tipiche una serie di ricette e produzioni come il celebre pane di Altamura, prodotto di panetteria locale nato e sviluppato nelle terre dell’Alta Murgia meridionale. Prodotto D.O.P. dalla forma accavallata o a cappello di prete, ottenuto dal rimacinato di semola di grano duro. All’esterno si presenta con una crosta croccante, dello spessore di almeno 3 millimetri; all’interno una soffice mollica di colore giallo paglierino.

Storia e curiosità…

Il pane era impastato prevalentemente dalle donne tra le mura domestiche, e portato a cuocere in forni pubblici. La produzione del pane era dunque un atto corale che riuniva le famiglie, sul piano sociale e culturale. Per evitare che le pagnotte si confondessero, il fornaio le marchiava con le iniziali del proprietario o del capofamiglia per poi infornarle.

Il pane di Altamura è realizzato da secoli seguendo la tradizionale ricetta, un pane talmente antico che si trovano sue tracce dal 37 a.C. nelle opere del famoso poeta latino Orazio. Il primo riferimento al luogo di origine del prodotto è infatti rintracciabile nel libro I, V delle “Satire” del poeta latino Orazio, il quale nella primavera del 37 A.c., rivisitando il paesaggio della sua infanzia, nota l’esistenza del “pane migliore del mondo, tanto che il viaggiatore diligente se ne porta una provvista per il prosieguo del viaggio”.

L’usanza della cottura in forni pubblici era la conseguenza del divieto posto ai cittadini di cuocere nelle proprie abitazioni qualsiasi tipo di pane o focacce, pena il pagamento di un’ammenda, pari ad un terzo del costo complessivo della panificazione.

Anche l’attività molitoria doveva essere concentrata ad Altamura, considerato che agli inizi del 1600 esistevano ben 26 impianti di trasformazione in piena attività.

Il pane di Altamura viene prodotto ancora oggi seguendo l’antica ricetta tramandata di generazione in generazione da contadini e pastori, sin dal Medioevo. Immutati sono gli ingredienti – sfarinato di grano duro, lievito madre, sale e acqua – così come il processo di lavorazione, articolato in cinque fasi: impastamento, formatura, lievitazione, modellatura, cottura nel forno a legna. Erano queste le caratteristiche che lo differenziavano da altri tipi di pane.

Composizione con Olio extra vergine di oliva su pane casereccio su tagliere con zuppa di legumi e crostini di pane come sfondo insieme ad ampolla in vetro con olio.

La qualità del Pane di Altamura D.O.P. è garantita dal Consorzio di Tutela.

La principale caratteristica del pane, preservatasi nel tempo, era la durevolezza, che assicurava la sopravvivenza di contadini e pastori nelle settimane che trascorrevano lontano da casa, al lavoro nei campi o nei pascoli, sulle colline murgiane. Il pranzo di questi lavoratori consisteva in una zuppa di pane insaporita con olio di oliva e sale. Fino alla metà del secolo scorso si poteva udire per le strade di Altamura il grido del fornaio che annunciava, all’alba, l’avvenuta cottura del pane.

Come può essere cosumato

Il pane di Altamura ha una forte identità per la sua inconfondibile forma.

Ancora oggi un ottimo prodotto da consumare da solo, o tagliato a fette con olio extravergine di oliva e sale, il Pane di Altamura DOP è ideale per la preparazione di antipasti e merende o accostato a diverse pietanze. Tra le ricette più tradizionali a base di questo pane, si annoverano le Cialde (in abbinamento con pomodori, cipolle, patate ed olive) e la Zuppa povera (tocchetti di pane fresco o abbrustolito, con pomodori, origano, basilico, aglietto fresco, sale, olio extra vergine di oliva); tutti prodotti tipici della gastronomia pugliese.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Esperienze turistiche in Puglia

La Puglia è una regione tutta da scoprire non solo da un punto di vista gastronomico con i suoi piatti tradizionali e prodotti genuini, ma anche da un punto di vista culturale, naturalistico, sportivo…

Le esperienze turistiche che offre la regione sono tante e diverse, e cercano di soddisfare ogni esigenza e richiesta del turista: che cerchi relax, che si voglia immergere nella ver atmosfera pugliese o che voglia combinare sport con la propria vacanza. Infatti, oggi sono sempre di più i tour organizzati a piedi o in bici volti a scoprire i piccoli borghi pugliesi o i meravigliosi paesaggi, uno dei più suggestivi quello in valle d’Itria.

In Puglia there are 60,000,000 (sixty million !!!) of olive tree plants, so many can say that there are many more olive trees than those living in the ratio of 15 plants per Pugliese, and these 60 million at least 5 millions are considered monumental.

Se amate le attività e il divertimento, come non prendere parte al calcio balilla umano, orienteering o la caccia al tesoro nella città di Alberobello, sito Unesco; una perfetta occasione per stare insieme, creare un team e divertirsi, oltre ad ammirare la città dei trulli. Tra le varie possibilità ad esempio vi è anche quella di pernottare in un trullo, un’esperienza irripetibile.

Se al contrario amate un’atmosfera di relax, potrete essere coccolati all’interno di una masseria circondata, magari, da ulivi secolari. Un’esperienza unica è qui costituita dal picnic notturno, ci si siede su un telo e si è circondati da qualche lucina per un’atmosfera anche romantica.

 

Se il vostro obiettivo è giungere in Puglia per scoprirne le tradizioni allora oltre che delle ottime degustazioni di prodotti tipici che vanno dai latticini, taralli, piatti tradizionali, pane di Altamura, degustazioni di olio e vino in alcune location molto particolari e caratteristiche, persino in cantine o direttamente a casa delle massaie, aperitivi o pranzi pugliesi, potrete cimentarvi con corsi di cucina (alcuni anche organizzati nei trulli), in cui si insegna ad usare materie prime semplici e di alta qualità; ma vengono organizzati anche corsi di cucina vegetariana o vegana.

In aggiunta, per entrare nel vivo della tradizione sono organizzati dei corsi di danze popolari salentine o dei tour guidati, ed escursioni anche in lingua, per scoprire le città o i piccoli luoghi in cui sembra di tornare indietro nel tempo.

View of a nice fishing harbor and marina in Monopoli, Puglia region, Sauthern Italy

Vi è la possibilità di visitare le  numerose chiese antiche,o ancora, le botteghe artigiane per i più curiosi.

Se invece non vedete l’ora di scoprire la costa, un giro in barca a vela alla scoperta di Polignano a Mare, Otranto, Vieste.. è quello che fa al caso vostro. Vengono organizzate anche delle degustazioni di prodotti locali proprio in barca.

Recreation small boat in beautiful gulf with turquoise water. Faraglioni (sea stacks) in Puglia, Baia delle Zagare. Natural park Gargano with beautiful turquoise sea

Altre attività organizzate, riguardano dei tour in vespa o auto d’epoca, o se si vuole rimanere nell’ambiente della campagna anche un giro a cavallo.

Per gli appassionati di fotografia, ci sono dei corsi per riprendere la vostra esperienza e e tenerne il ricordo.

Wooden pulley on an old yacht.

Se ciò che vi appassiona è la pesca allora dovete prendere in considerazione la “pescaturismo”: un’esperienza di pesca guidata a bordo di veri pescherecci.

Se state pensando di trascorrere la vostra prossima vacanza nella magica terra pugliese potete far riferimento al seguente link:

https://www.pugliaetmores.it/it-IT/contatti/contatti.aspx

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

Focaccia, pasta fatta in casa e prodotti tipici pugliesi

La gastronomia pugliese è un’esplosione di sapori e colori grazie alla freschezza dei prodotti offerti dalla terra, una terra dal clima mite e una vegetazione rigogliosa che ha fatto della cucina mediterranea il suo punto di forza.

La cucina pugliese è famosa per i suoi taralli, prodotti da forno a forma di anello il cui impasto è a base di  farina, acqua o vino, olio e sale, quindi pochi e semplici ingredienti ma che danno vita ad un prodotto delizioso!

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Da non dimenticare la deliziosa focaccia pugliese. La focaccia è uno dei prodotti più conosciuti e ha origini antichissime, infatti  non ne esiste una sola ricetta o versione. L’impasto è spesso a base di semola rimacinata o altre farine, sale, acqua, olio extra vergine d’oliva e può essere unito a patate lesse per una maggiore morbidezza. Può essere condita con pomodori, mozzarella, olive.. e viene cotta in forno.

Un altro immancabile prodotto pugliese è la pasta fatta in casa, la cui tradizione è antichissima e viene tramandata di generazione in generazione. Anche in questo caso, gli ingredienti utilizzati sono pochi e semplici: acqua, farina di semola o grano duro e sale.  Sono numerosi i tipi di pasta fresca: orecchiette (così chiamate perchè la forma ricorda quella di un piccolo orecchio), cavatelli, strascinati, maritati e tanti altri. La pasta fatta in casa è la protagonista indiscussa del pranzo domenicale in Puglia, basti pensare alle orecchiette con cime di rapa, agli strascinati al sugo o ai cavatelli con le cozze.

Orecchiette

Elemento prezioso e immancabile in molti piatti tipici è l’olio extra vergine d’oliva, anche definito “l’oro di Puglia”. In Puglia la raccolta delle olive e la produzione dell’olio è un vero e proprio rito, un rito che fonda le sue radici nell’antichità.

 La raccolta delle olive inizia a metà ottobre e prosegue fino a dicembre/gennaio e si utilizzano delle grandi reti in cui le olive vengono fatte cadere. Successivamente le olive raccolte vengono portate in frantoio, dove con degli appositi macchinari verrà prodotto e imbottigliato l’olio.

Esistono diverse varietà di olio evo pugliese a seconda della zona di produzione, ma una cosa è certa, l’oro giallo è il frutto dell’amore per la propria terra e per questi alberi centenari.

L’olio è decisamente un elemento immancabile nella gastronomia  pugliese.

Immancabile per la tradizione culinaria pugliese è la carne alla brace. Si può spaziare in ogni tipologia di carne, ma ci sono specialità tradizionali da non perdere assolutamente, come le bombette, il capocollo, involtini di fegato e tanto altro.. magari da accompagnare con un delizioso bicchiere di vino locale, magari un Primitivo o un Negroamaro,  anche la scelta di vini pugliesi è vastissima grazie alla ricchezza dei vigneti.

Gran parte delle bracerie si trovano nella zona est di Bari, a Cisternino, Martina Franca, Ceglie Messapica e Locorotondo.

Ogni paese della Puglia offre piatti unici e buonissimi, la tradizione culinaria pugliese è ricchissima grazie ad una terra florida e ad un clima mite. Provare per credere!

Ciliegie di Puglia

Le campagne della Puglia danno vita ad un frutto delizioso e fresco: le ciliegie.

Le ciliegie pugliesi hanno una polpa succosa e dolce che conquista il palato di grandi e piccini, impossibile non amarle! Oltre ad essere buonissime sono anche ricche di benefici, sono infatti ricche di vitamina C ed A ed hanno proprietà depurative, antiossidanti e disintossicanti.

La raccolta avviene tra maggio e giugno e ogni ciliegia può avere un peso che oscilla tra gli 8 ed i 20 grammi, questo dipende dalla sua varietà, infatti in Puglia ci sono diversi tipi di ciliegie a seconda della zona di produzione.

La varietà più conosciuta è la “ciliegia Ferrovia”, molto diffusa a Turi, piccolo paese in provincia di Bari e patria per eccellenza delle ciliegie, infatti, ogni anno a Turi si svolge la sagra della ciliegia. La ciliegia Ferrovia si distingue dalle altre varietà per il colore rosso scuro, per la durezza e la polpa particolarmente succosa.

Altre tipologie di ciliegie pugliesi sono le “ciliegie Giorgia”, le “ciliegie Bigarreaux” e le “ciliegie Lupinis”.

Una cosa è certa, tutte le varietà presenti nella terra pugliese sono ottime, per questo sono utilizzate anche per la preparazione di dolci e confetture.

Inoltre, le ciliegie pugliesi raggiungono la tavola di famiglie dal sud al nord Italia, sono amate e richieste in tutta la penisola: un vero orgoglio per la terra pugliese!

Melograno: l’oro rosso della Puglia

Il melograno in Puglia gode di uno status privilegiato, tanto da poter essere definito oro rosso.

È il territorio di Taranto ad essere non solo in Puglia ma anche in tutta Italia rinomato per la produzione di melograno soddisfacendo il 70% del consumo regionale ed il 40% di quello nazionale. Il frutto è nato in Iran, ma grazie alle condizioni climatiche è stata favorevole la sua crescita anche per le campagne di Grottaglie, Castellaneta, Ginosa, Massafra, Fragagnano, coprendo un territorio di 400 ettari. Questo frutto ha conquistato un posto sempre più importante sul mercato, elevandosi a vero e proprio business. La puglia rifornisce il 60% della produzione nazionale di melograno.

In Puglia cresce rigogliosa la varietà Wonderful, successivamente Acco; questo grazie al clima favorevole, alla presenza dei due mari e all’estesa litoranea. La produzione annuale di queste qualità può arrivare a 40 tonnellate per ettaro.

Per quanto riguarda gli effetti benefici sono veramente numerosi i motivi per cui consumarli. Essendo ricchi di polifenoli antiossidanti, sono utili per la lotta contro il cancro, per ridurre il rischio di aterosclerosi, per lenire stati negativi del derma. È un antinfiammatorio naturale, e per la presenza di acidi grassi naturali promuove la rigenerazione cellulare, riparando la pelle e dimostrandosi efficace contro l’invecchiamento.

L’acido ellaico, invece, presente in natura solo in questo frutto, permette di combattere il colesterolo cattivo e limitare il rischio di arresto cardiaco e ictus. Ci sono dati positivi anche per la lotta contro il cancro al seno, per la stabilizzazione dell’umore, nell’aumento della resistenza delle ossa e nella protezione dai raggi UV.

La Puglia, l’artigianato e i fischietti

La Puglia è una regione che può vantare su un antico mestiere manuale e tradizionale: la produzione di ceramica e terracotta, presente all’interno del territorio sin dl 3000 a.C. 

Ci sono diversi itinerari artistici nel territorio, che sono opera di grandi maestri, e molteplici sono le località coinvolte in questa tipologia di forma di artigianato; le più rinomate sono Cutrufiano nel leccese, Grottaglie in provincia di Taranto, e soprattutto Rutigliano a sud di Bari, dove si tiene l’omonima fiera in occasione della festività di Sant’Antonio Abate.

Andiamo in Valle d’Itria, precisamente ad Ostuni (Br), alla scoperta dei fischietti in terracotta, uno dei prodotti più simbolico della tradizione pugliese. La tradizione di questi fischietti ha un legame con la lavorazione dell’argilla, la quale veniva già utilizzata nell’era neolitica. I fischietti oltre ad essere dei suppellettili, hanno una funzione musicale, in quanto si narra che siano uno strumento che metta in contatto l’uomo con la natura. Inoltre, questi tipi di fischietti possono avere diverse forme, essi infatti possono raffigurare animali, personaggi famosi in forma caricaturale come volti noti della politica, dello spettacolo o dello sport.

Raggiungendo le Murge, ecco che arriviamo a Gravina in Puglia, città che ha come simbolo il Cola Cola, un fischietto artigianale di terracotta a forma di gallo, sostanzialmente uno dei simboli tipici della creatività popolare. È un fischietto bitonale di terracotta, dotato di colori sgargianti, dal giallo al verde al blu al rosso. I diversi colori con cui è dipinto lo strumento simboleggiano i colori della terra durante la primavera. Ancora oggi il fischietto si usa nella festività della Madonna di Picciano, nel mese di maggio, come simbolo della nascita della terra e della primavera.

Giungiamo al culmine, nella città per eccellenza dei fischietti in terracotta, ovvero Rutigliano, in provincia di Bari. Rutigliano si fregia di città d’arte in relazione al suo patrimonio storico artistico culturale, conosciuta inoltre come capitale dei Fischietti di Terracotta. A dimostrazione dell’importanza che il fischietto di terracotta riveste per la cittadina rutiglianese, ogni 17 di Gennaio si tiene la fiera dei fischietti. Stando alla tradizione, il 17 gennaio, durante la festa di sant’Antonio Abate, protettore e patrono dei contadini, ogni ragazzo era solito regalare alla sua amata un cesto di frutta, simbolo dei prodotti della terra, con dentro un fischietto a forma di gallo, simbolo di virilità.

Il fico mandorlato

Alla scoperta di un’eccellenza divenuta presidio slow food, sua maestà il fico mandorlato. Si tratta di un prodotto tipico di San Michele Salentino, una piccola cittadina in provincia di Brindisi, situata nell’alto  Salento ed ai piedi della bassa Murgia, nonché luogo ideale dove poter trascorrere giornate in armonia con la natura e la sana vita paesana.

Il fico mandorlato è divenuto prodotto principe, unico e gustoso della cucina pugliese grazie all’idea dell’accoppiata fico secco e mandorle, nata proprio a San Michele Salentino nel primo dopo guerra (1946/1947). Fu questo reso possibile grazie all’abbondanza di mandorli presenti nel territorio.

Fiera del Fico Mandorlato

Il fico mandorlato è principale protagonista della Fiera del Fico Mandorlato, l’unica fiera in Italia dedicata interamente ai fichi mandorlati secchi; un appuntamento divenuto ormai tipico dell’ultima settimana di agosto all’insegna di eventi musicali (la pizzica tarantata),gare enologiche e mostre pomologiche con decine di varietà di fico.

Stagione dei fichi

I fichi si raccolgono nella metà del mese di agosto. Una volta raccolti, vengono tagliati in due parti uguali e sistemati su stuoie di cannicci, dopodiché vengono messi ad essiccare al sole per almeno cinque o sei giorni. Una volta essiccati all’interno, viene aggiunta una mandorla tostata ed un seme di finocchio selvatico ed accoppiati. Al termine della cottura al forno, a fuoco lento, si possono posizionare in contenitori di vetro.

Esperienza gastronomica

Perché non cogliere l’occasione di degustare un prodotto così prelibato?
È molto semplice raggiungere San Michele, situato in posizione strategica rispetto alle principali arterie stradali di comunicazione (tutte superstrade con caratteristiche autostradali): 20 km dista la E 55 Adriatica per Bari e Nord Italia,  12 Km la E 90 per Taranto e Calabria Jonica.
Vi aspettiamo durante l’ultima settimana di Agosto alla Fiera del Fico Mandorlato. L’accesso all’evento è libero.

Inoltre, successivamente alla degustazione, potrete esplorare la città di San Michele Salentino e osservare i versi e le citazioni che invadono i muri del paese decorando le facciate delle case. Sono più di cento i muri “parlanti” che rendono singolare il centro di San Michele, detto anche “paese poetico”.

L’artigianato salentino

L’ arte della cartapesta

L’ arte della cartapesta leccese risale ad un periodo tra il XVII e il XVIII secolo, quando gli artigiani leccesi trovarono nell’arte di “plastificare” la carta, la possibilità di realizzare lavori sacri, che richiamavano al culto i fedeli quando la Chiesa della Controriforma era impegnata nella sua crociata contro l’eresia luterana. Questi artigiani non potendo disporre di materie pregiate, dovettero avvalersi di altre materie povere quali paglia, stracci, colla e gesso, e di pochi e modesti attrezzi, ma soprattutto di tanta pazienza, temperamento ed estro.

I primi a cimentarsi in quest’attività furono i barbieri. Questi artigiani adibirono il retrobottega del loro salone a laboratorio, e tra un taglio di capelli e l’altro, riempivano il tempo libero modellando statue di cartapesta. Il più antico cartapestaio della storia di Lecce fu appunto un barbiere: un certo Mesciu Pietru de li Cristi, così soprannominato per la sua vasta produzione di crocefissi.

Per creare una statua di cartapesta si inizia da un fascio di paglia del tipo ricciolina, modellata per mezzo di giri di spago, che dà la forma grezza ad un’anima di ferro filato. Mani, piedi e testa vengono realizzati a parte con la creta. Il cartapestaio, oltre a saper lavorare la carta, deve essere un bravo scultore e saper preparare i calchi. Successivamente si veste la figura con vari fogli di carta, incollati strato su strato con colla di farina, a cui si aggiunge un pizzico di solfato di rame per respingere i tarli. I vecchi maestri alla farina aggiungevano anche l’allume, efficace contro la muffa. L’ adesivo così preparato si chiamava ponnula. L’ essiccazione all’aria o al sole conclude la prima fase della lavorazione.

Negli ultimi anni, anche grazie all’avvicinamento a quest’arte da parte dei giovani, la produzione si è indirizzata verso nuovi e vari modelli: natività, bambole, oggetti di arredamento, maschere e giocattoli, senza tuttavia trascurare la tradizione.

La pietra leccese

La Pietra Leccese, o Pietra di Lecce (in dialetto leccisu) “chianca leccese”, è una roccia calcarea appartenente al gruppo delle calcareniti che caratterizza il miocene, affiorante nella provincia di Lecce. In campo architettonico, questa pietra nel corso dei secoli è venuta sempre più assumendo la funzione di materiale adatto per le decorazioni. Infatti, passeggiando per i vicoli della meravigliosa città di Lecce, non si può non notare come tale pietra, grazia alla sua plasmabilità e facilità di lavorazione, ha permesso di scrivere, la storia del Barocco.

Per la sua facile scolpibilità, gli artisti del tempo l’hanno modellata in fregi, volute, capitelli, trine, cornici e lavorata facilmente al tornio. Questa pietra, in ogni modo, rappresenta la conferma di un eterno contatto tra l’uomo e la natura, e aveva già trovato impiego nei primi monumenti preistorici (dolmen) e megalitici (menhir) nella terra d’Otranto oltre che nell’arte statuaria e nelle costruzioni. Il bacino più esteso è quello di Lecce.

Per ciò che riguarda la lavorazione della pietra leccese, la prima fase è detta decespugliamento, e consiste nella rimozione del terreno vegetale, comprese le piante, sino allo strato di roccia. In seguito avviene lo sbancamento, e meglio l’eliminazione del primo strato di roccia madre, il cappellaccio. Segue la fase del livellamento, con macchine elettriche da taglio come la scalzatrice e la intestatrice. Al termine di tale e lunga operazione vi è la lavorazione vera e propria. Tale roccia si compone principalmente di carbonato di calcio, costituito da microfossili e frammenti di macrofossili di fauna marina, e di cemento calcitico e argilla.

Fra le opere di maggior spessore culturale e artistico, è indubbiamente da ammirare la splendida Basilica di Santa Croce (1548-1646) o il Duomo (1659-1670) di Lecce. Vi sono però numerosissimi monumenti, chiese, palazzi, opere, interamente in pietra leccese, che rendono alla città quell’inconfondibile colore, e ci regalano un barocco unico nel suo genere.

Inoltre ciò che distingue la pietra leccese da un’altra pietra della zona, il carparo, è la composizione dei composti chimici al suo interno. La prima è infatti decisamente più fine, mentre il carparo ha un aspetto più grezzo e un colore più scuro.

Ceste artigianali pugliesi

La Puglia… e l’arte dei “Panari”

La Puglia custodisce e può vantare diverse tradizioni, tra cui quella relativa all’artigianato. In particolare vale la pena soffermarsi sulla realizzazione delle ceste, con l’utilizzo di giunco ed ulivo.
Capita spesso d’imbattersi nel bel mezzo di fiere e mercatini e ritrovarsi ad osservare la vendita di recipienti costruiti artigianalmente; questo soprattutto è tipico delle zone del basso Salento.

Questi cestini realizzati grazie alle sapienti mani di esperti artigiani vengono in gergo chiamati Panari, recipienti che venivano utilizzati dalle massaie salentine per raccogliere le olive, frutta, verdura. I panari salentini rappresentano una vera e propria particolarità creata tanti anni fa per fornire ai lavoratori uno strumento utile, ma che adesso è uno dei tanti souvenir della vacanza nel Salento. Riguardo l’aspetto della lavorazione, quest’arte è praticata da una ristretta cerchia di persone, per lo più anziani.


Il Salento ed il suo patrimonio

Si può notare però che i panari hanno resistito più a lungo rispetto ad altri prodotti dell’artigianato ed è semplice trovare questi recipienti in svariate forme, recandosi all’interno di mercatini di Taviano, Botrugno e Bagnolo. Indubbiamente queste zone sono dense di botteghe di artigiani, all’interno delle quali è possibile osservare la costruzione e lavorazione dei panari attraverso le tecniche tradizionali d’intreccio.


Alla scoperta di Acquarica del Capo

La lavorazione del giunco è una peculiarità del piccolo comune del basso Salento Acquarica del Capo. Non a caso gli abitanti di questo paese vengono soprannominati gli “spurtari”, dalla loro grande abilità artigianale. Il giunco palustre, palèddhu, veniva raccolto nelle paludi di Avetrana, nella zona di Ugento e Acaja.

E’ stata talmente rilevante per la cittadina di Acquarica la realizzazione di questi manufatti, che nel 2008 è stato inaugurato un museo del Giunco in Piazza dell’Amicizia.


Salento, ricchezza di materie prime…

L’artigianato per la realizzazione di questi famosi recipienti è appannaggio delle zone del Salento, a partire dalla già citata Acquarica del Capo, sino a Bagnolo, situato in zona laghi Alimini in provincia di Lecce. Questo perché la materia prima in queste zone è più facilmente reperibile, così come nel territorio di Gallipoli in cui il giunco viene lavorato dalle abili mani dei pescatori.


Miggiano e la sagra “te li Panari”

A voler sottolineare il ruolo di rilievo che il Salento detiene per la realizzazione delle ceste artigianali vi è una vera e propria sagra, chiamata Sagra “te li panari” (festa dedicata ai Panari della durata di tre giorni) che si tiene a Miggiano(Le), ad un passo dalla splendida e suggestiva marina di Tricase.

Nel corso della sagra  si trovano diversi stand che contengono cesti e panari di diverse dimensioni.

La zona di Miggiano è una zona di estrema importanza per l’arte dell’intreccio e soprattutto per l’abbondanza di materie prime per la realizzazione dei cesti, e dunque l’olivo, il lentisco, la palma, il giunco, la canna, l’asfodelo e la paglia, che nelle mani delle donne e degli abili artigiani danno vita ai meravigliosi “panari”.

Alla scoperta della Farinella

Alla scoperta di un prodotto all’apparenza povero, ma ricchezza del patrimonio gastronomico pugliese. Andiamo ad osservare la Farinella, che è strettamente legata a Putignano, comune in provincia di Bari, situato nelle Murge e rinomato per l’omonimo carnevale di Putignano.


La storia della Farinella

Prima di tutto, occorre osservare la storia legata a questo alimento; infatti la Farinella era un elemento cardine del pasto del contadino, assieme ad altri prodotti come fichi secchi, erbe spontanee e cipolle selvatiche.
Nel 1700, la Farinella iniziò a far parte dei ricettari e venne apprezzata anche dai signori: al naturale, sulla pasta al sugo, sulle verdure ben condite, con le patate lessate o con la frutta di stagione, oppure come dolce mescolandola  allo zucchero. Col tempo la tradizione della consumazione di tale prodotto, è venuta meno, tanto da divenire una resistenza agricola che cerca di non estinguersi.

Sempre a proposito di storia occorre prestare attenzione ad una leggenda che narrava di alcuni secoli fa, quando gli abitanti di Putignano si salvarono dall’ennesima scorribanda saracena fingendosi malati di uno strano male. Successe che i putignanesi cosparsero i loro corpi in una polvere, fecero terrorizzare gli invasori, che abbandonarono il paese a gambe levate. Questa polvere, era in realtà la farina, detta Farinella, in dialetto locale «a Farinedd».

Si tratta di un prodotto di appannaggio di Putignano, il che rende la Farinella sconosciuta nei paesi limitrofi. Infatti è proprio da questo prodotto che deriva la maschera protagonista del carnevale di Putignano, ovvero l’omonima maschera di Farinella. Pare che proprio la Farinella sia stata salvare gli abitanti di Putignano dall’invasione saracena.

Cos’è la Farinella?

Ma cosa è essenzialmente la Farinella? È un pasto povero ma assai nutriente, che ha radici antichissime, che abbondava soprattutto nelle famiglie meno abbienti. Essa veniva usata sotto forma di polentina, cotta in brodo di erbe selvatiche. Quando avanzava diveniva più solida, veniva tagliata a fette e poi portata dai lavoratori nei campi.

Nel tempo è cambiato l’utilizzo della Farinella nell’usanza dei Putignanesi. Dapprima questo sfarinato di ceci e orzo tostati e macinati ha sostituito il pane nelle case putignanesi. Talvolta questo prezioso ingrediente veniva impastato con acqua (magari quella di cottura delle verdure) olio e sale, o con qualche oliva o le cipolle, qualche ortaggio e anche con frutta fresca o zucchero, per inventare un dolce con nulla.

Come viene impiegata oggi la Farinella?

L’utilizzo della Farinella odierno è di gran lungo diverso. Occorre in primis sottolineare un importante aspetto, ossia come sia rimasto solo un produttore che si occupa di tale ingrediente, vale a dire: Paolo Campanella. Egli proviene da una famiglia di mugnai da ben 4 generazioni, di fatti ha il vanto di tenere viva ancora questa tradizione. Campanella integra l’attività lavorando anche altre farine – di grano arso, khorasan – sempre seguendo metodi artigianali rispettosi del prodotto e della sua integrità.

La Farinella è essenziale come ingrediente in quanto rende più corposi sughi e intingoli, dà sostanza a ortaggi ed erbe trasformando un piatto di verdure in un piatto unico. Di grande rilievo è l’accostamento Farinella-lampascioni fritti, magari aggiungendo una goccia di cotto di fichi.
Sono diverse le ricette che comprendono l’utilizzo della Farinella: come per esempio quelle dell’antica locanda di Noci o dello Chef Angelo Sabatelli, all’interno dell’omonimo ristorante risotto con porcini e foie gras al pancotto fino all’inevitabile connubio con lampascioni fritti (bellissimi sculture vegetali) e cotto di fichi. Ma non manca chi ne fa sfoglie, pane, dolcetti.
 Inoltre, nella giornata del Martedì Grasso, che segna la fine del Carnevale, viene realizzata la ricetta con patate ripiene con la Farinella.

La Farinella oggi può anche essere un ingrediente per realizzare taralli, polenta, friarielli, polentina dolce. Abbiamo i taralli alla Farinella, i quali sono perfetti per aprire i pasti se serviti insieme a salumi, formaggi e vino rosso.

Salvaguardia del prodotto

Per salvaguardare il prodotto si sta cercando di andare a ricostruire la filiera della Farinella, con l’intento di riprendere in considerazione la cultura, le tradizioni ed i sapori locali. Non a caso nasce la comunità della Farinella, che coinvolge contadini, mugnai, cuochi e commercianti per tutelare e valorizzare questo antico prodotto con l’obiettivo di ottenere il Presidio Slow Food.

Prodotti tipici di Puglia come regalo per Natale

Donare qualcosa di unico e speciale ai propri cari è il pensiero che ognuno di noi ha durante le festività natalizie. Talvolta la scelta può essere difficile, ma c’è un’infallibile soluzione!

I prodotti tipici pugliesi sono l’idea perfetta e senza sprechi: un dono che farà gustare i sapori autentici del territorio, che rappresenta il calore e la sincerità con cui vengono regalati.

A partire dalle orecchiette, che si trovano in vari formati e impasti…

E continuando con taralli, ricchi di sapore anch’essi in varie forme e impasti. Sono ottimi snack e componenti eccellenti per un aperitivo tradizionale.

Infine, persino un prodotto semplice come il pane può regalare tante emozioni, quando è autentico e buono. Sia nella sua forma tradizionale, che in stuzzicanti cialde per bruschette, il pane è il più antico e concreto prodotto pugliese.

Composizione con Olio extra vergine di oliva su pane casereccio su tagliere con zuppa di legumi e crostini di pane come sfondo insieme ad ampolla in vetro con olio.

Qualsiasi prodotto si scelga, l’artigianato pugliese offre una vasta gamma di idee regalo che nella loro semplicità faranno felici amici e parenti, donando loro un pezzo di tradizione pugliese che racchiude secoli di esperienza.

Vocabolario gastronomico pugliese – Taralli

Taralli “A’ spizzua”

“Spizzua” è una parola del dialetto pugliese che significa in italiano “spizzicare”, intesa come il mangiare in piccole quantità, assaggiare o degustare. Questi taralli, infatti, sono un ottimo pasto da spizzicare prima di
un piatto o, magari, durante un antipasto accompagnato a formaggi e a un calice di vino.


Taralli “U’ canarut”

“U’ canarut” è il goloso per eccellenza. È un termine utilizzato nel dialetto barese per indicare una persona “mangiona”, cioè golosa di cibo, insaziabile. Questa tipologia di taralli dolci è frutto di un’antica tradizione culinaria barese che innova il classico tarallo pugliese in un dolce da accompagnare al caffè o a tisane.


Taralli “U’ sfizius”

“U’ sfizius” significa “togliersi uno sfizio”, in questo caso di fame. Classici taralli pugliesi che solamente guardandoli, solleticano un particolare appetito, irresistibile nei momenti in cui si è affamati.


Taralli “U’ picnunn”

“U’ picnunn” vuol dire “il piccolino”. Questo particolare tarallo, infatti, ha una forma molto ridotta rispetto al classico, ma al tempo stesso, ha un sapore unico, tipico dei taralli di produzione artigianale in Valle d’Itria, perfetto da accompagnare a vini e salumi del territorio.


Taralli “U’ crius”

Nonno Michele utilizzava il termine “U’ crius” per definire una cosa bella. Questo tarallo, oltre ad essere ben fatto e curato nelle sue forme, è anche saporito e genuino in quanto prodotto con grani antichi.

Prodotti da forno pugliesi

La Puglia, con città come Altamura, vanta un pane buono, autentico e deciso, sinonimo di un’antica tradizione.

Ma un tipico forno pugliese ha molto di più da offrire.


Friselle

Le friselle sono cialde di pane che possono avere anche impasti integrali. Ottimi per preparare delle croccanti bruschette.

Frisella, typical south italian bread, apulian bread

Taralli di ogni tipo

Tra i tipici prodotti da forno pugliesi non possono mancare certamente i taralli, da quelli semplici a quelli con semi di finocchio, da quelli integrali a quelli ai cereali e così via.

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I taralli pugliesi, specie se di piccole dimensioni, sono anche un perfetto snack da degustare nei momenti in cui si ha un po’ di fame.

Lo street food pugliese

Focaccia

Croccante fuori e morbida dentro, simile alla pizza ma con una lievitazione maggiore e pomodori in superficie al posto della tipica salsa.

Panzerotti

Con un ripieno classico di mozzarella e salsa di pomodoro, i panzerotti fritti (di cui esiste anche la versione al forno) sono fra i cibi da strada più gettonati nel barese.

Piatti tipici della tradizione salentina

Nella ricchissima cucina pugliese, non si può non parlare della tradizione culinaria del Salento, all’interno della quale spiccano incredibili prelibatezze fatte con ingredienti freschi e genuini che rappresentano il frutto di tradizioni centenarie e di fantasia.

Ciceri e tria

“Ciceri e tria” è uno di quei primi piatti tipici salentini che, nella semplicità degli ingredienti, presenta un intreccio di sapori unico e inconfondibile. I ciceri sono semplicemente i ceci nel dialetto salentino, mentre la tria è la pasta di farina di semola di grano duro e acqua, sfogliata in casa con il mattarello e poi tagliata a strisce larghe e spesse. Non la si può definire banalmente “pasta e ceci” perché sarebbe realmente riduttivo: la particolarità di questo piatto è che le parti di sfoglia avanzate, durante la preparazione delle trie, vengono fritte nell’olio di oliva ottenendo i cosiddetti frizzuli. Questo dettaglio dona una nota croccante al piatto, che si sposa perfettamente con quella cremosa dei ceci ben cotti, rendendo il tutto gustoso con una consistenza molto stuzzicante.

Puccia

Il nome di questo panino deriva dal termine con cui veniva chiamato il pane dei militari: “buccellatum”, ovvero boccone. Tre sono le varianti che si distinguono: morbide e croccanti quella con le olive e quelle alla pizzaiola, fragrante e vuota all’interno quella più classica. Proprio per l’assenza di mollica, è ideale da farcire e pronta ad accogliere qualsiasi ripieno da quelli più semplici come salumi e formaggi, a quelli più elaborati come lo spezzatino di cavallo. Facilmente trasportabile, è uno degli street-food più amati: sin dal passato infatti veniva utilizzato dai contadini nelle lunghe giornate di campagna.

Pezzetti di cavallo al sugo

In ogni sagra salentina che si rispetti, vi è sempre uno stand che serve i pezzetti di cavallo al sugo. Sono bocconcini di carne di cavallo che vengono cotti con sugo, aromi e peperoncino a piacere. Tradizione vuole che la cottura avvenga lentamente in pentole di terracotta, in modo da ottenere una carne morbida e succosa. Si possono mangiare normalmente nel piatto, ma solitamente si mangiano nel panino, accompagnato magari da un buon Negroamaro salentino. Vino e panino con i pezzetti (o meglio “mieru e pezzetti!”) nella loro semplicità costituiscono un pasto allegro, perfetto da gustare in compagnia durante una sagra e festa di paese, magari sulle note di una travolgente pizzica.

Uliata

Paninetto di colore rossastro, costituito dallo stesso impasto della puccia, a cui però vengono aggiunti: olio, pomodori, olive nere, cipolle e peperoncino per la più tradizionale. Ma non è raro trovarci dentro anche melanzane, rape stufate, peperoni o zucchine. Dà il meglio di sé mangiata in purezza, a Caprarica di Lecce gli hanno dedicato una sagra.

Cicoreddhe cu le fave nette

Le Cicoreddhe cu le fave nette sono una pietanza povera ma nutriente: rientra perfettamente nei canoni della cucina mediterranea. È fatto con un vellutato purè di fave, accompagnato dalle cicorie selvatiche bollite e condite con un filo d’olio. Le Cicoreddhe cu le fave nette, così come tanti altri piatti tipici salentini, prevede la verdura spesso selvatica, che si trova nelle tante campagne.

La frisedda (Frisa o frisella)

La frisedda è uno dei piatti della tradizione salentina radicato fortemente nella cultura del popolo. Essa rappresenta il piatto perfetto in estate, ma anche in inverno. Inoltre, si conserva a lungo e questo lo rendeva, in passato, una valida alternativa al pane. È un pane biscottato molto duro fatto con farina di grano o di orzo, tagliato a metà cottura in senso orizzontale. Poi va sponzata ovvero ammorbidito in acqua per qualche secondo e successivamente la si condisce con olio, origano, sale e pomodoro. Inoltre, si può condire a proprio piacimento con rucola, tonno, capperi o addirittura verdure. A differenza delle omologhe calabresi (chiamate freselle) le salentine rimangono più consistenti e croccanti dopo l’immersione in acqua. Negli ultimi anni si vedono sempre più lidi balneari servire questa specialità per i numerosi turisti che affollano le spiagge e che ne rimangono positivamente soddisfatti.

Pasta fresca fatta in casa

Ovviamente come ogni tradizione che si rispetti, non poteva mancare la pasta fatta in casa. I formati speciali della cucina salentina sono: Sagne ncannulate, ricchie e maccarruni. Sono ottenuti dall’impasto di farina di grano e acqua, nient’altro. Sebbene gli ingredienti siano tra i più semplici, queste specialità salentine sono la base per preparare piatti unici, dal sapore e profumo intensi, solitamente per le occasioni speciali, come le feste e la domenica. Le sagne ncannulate sono delle piccole tagliatelle arrotolate su se stesse, di solito accompagnate da un sugo fresco al pomodoro, basilico e ricotta o da un sugo di pesce. Le ricchie e i maccarruni sono formati molto diffusi al sud (si trovano anche fra i piatti tipici di Matera). Le orecchiette vengono condite con le cime di rapa o semplice sugo, mentre i maccheroni con sugo di pomodoro fresco e ricotta forte. Veramente ottimi, assolutamente da non perdere!

Lu purpu alla pignata

I piatti di pesce sono alla base della cucina tradizionale salentina e, onestamente, non poteva essere altrimenti essendo circondata dal mare. Fra questi vi è la Tajedda composta da riso, patate e cozze o la Scapece di Gallipoli, fatta da piccoli pesci fritti marinati nel pane imbevuto d’aceto e zafferano (che conferisce il colore giallo acceso). Lu Purpu alla Pignata è una delle specialità tipiche salentine, poichè il polipo è una delle specie ittiche più pescate nella zona. L’abbinamento con la “pignata” non è casuale, essendo un recipiente di terracotta noto e da sempre utilizzato per un’ottima cottura di alimenti come carne e pesce. Il polpo alla pignata prevede una cottura dello stesso, precedentemente tagliato in piccoli pezzi, con pomodoro, cipolla e sedano, ma anche carote. Senza dimenticare il gustoso abbinamento con le patate che conferisce al piatto un gusto unico.

Frittelle di fiori di zucca

 I fiori di zucca fritti con la pastella sono tipici della tradizione pugliese contadina, ottimi come antipasto o come stuzzichini per aperitivi; anche semplicemente saltati in padella con pochissimo olio, uno spicchio d’aglio, sale e pepe sono gustosi come contorno. I fiori di zucca hanno buone proprietà nutrizionali e hanno un bassissimo apporto calorico poiché sono composti quasi interamente da acqua; sono molto delicati e facilmente deperibili, per cui è bene selezionare solo i fiori più freschi che solitamente vengono venduti insieme alle zucchine. La ricetta delle frittelle di fiori di zucca è economica, esalta poi le materie prime pugliesi e necessita di ingredienti semplici facili da trovare in tutte le cucine; inoltre è un modo per rendere invitanti le verdure anche agli occhi e al palato dei bambini.

Cupeta salentina e il pasticciotto

I dolci sono veramente tanti e ottimi. Uno fra questi è la Cupeta salentina (croccante di mandorle) e i tanti dolci di pasta di mandorla, molto utilizzata nella pasticcerie locali e nei dolci di Natale tipici pugliesi. Tuttavia, il signor pasticciotto è ormai il simbolo del Salento e soprattutto di Lecce: i numerosi turisti che visitano la mia meravigliosa terra, non vanno via se prima non hanno assaggiato questa squisitezza! Una piccola e gustosa pasta frolla dorata, ripiena di vellutata crema pasticcera fanno del pasticciotto il dolce per eccellenza. Semplici materie prime locali e ingredienti freschi esaltano l’artigianalità di questo dolce. Ci sono delle varianti come il fruttone, che si differenzia poiché la parte superiore è ricoperta di cioccolato e all’interno ha una base di pasta di mandorla, con sopra marmellata o cotognata.

Trulli e masserie in Puglia

I trulli e le masserie di Puglia sono un  tesoro prezioso e simbolo della tradizione pugliese, visitarli significa vivere un’esperienza autentica e unica.

I trulli hanno origini antichissime, molti risalgono alla fine  del XVI secolo  e si trovano soprattutto nella zona della Valle d’Itria. Sono edifici  composti da un cilindro sormontato da un cono  e costituiti prettamente da pietra a secco. Una delle loro principali caratteristiche è quella di rendere l’ambiente interno fresco d’estate e caldo d’inverno.

Visitare l’interno di un trullo è un’esperienza magica, infatti sono numerosi i trulli che sono stati ristrutturati per coniugare la tradizione e l’ospitalità.

Grazie alla loro storia e la loro  caratteristica struttura sono stati riconosciuti patrimonio dell’Unesco.

Un’altra costruzione tipica pugliese sono la masserie, antiche strutture adiacenti che in passato fungevano da aziende agricole. Nonostante in passato molte di esse si trovavano in uno stato di abbandono, negli ultimi anni sono state trasformate in agriturismi o Bed and Breakfast adatti ad accogliere coloro che vogliono scoprire la bellezza di queste antiche costruzioni. Soggiornare in una masseria significa vivere un’esperienza autentica a stretto contatto con la natura e la tradizione, infatti, in molte masserie è possibile partecipare ad attività come la raccolta di frutta e verdura di stagione, la cura degli animali e assaporare prodotti locali a kilometro 0.

La Puglia con i suoi trulli e le sue masserie è un posto meraviglioso tutto da scoprire.

Tritordeum

In Spagna è stato creato un nuovo cereale naturale chiamato Tritordeum, nato dalla combinazione del grano duro Triticum Durum e dell’orzo selvatico Hordeum chilense.

Diversamente da quanto si possa pensare, questo nuovo cereale non è un OGM, ovvero non è un organismo geneticamente modificato, ma viene coltivata in maniera naturale. Il Tritordeum inoltre è stato registrato presso l’Ufficio Comunitario delle Varietà Vegetali dell’Unione Europea.

Un primo incrocio venne realizzato nel 1977 presso l’Instituto de Agricoltura Sostenible  del Consejo Superior de Investigacciones Cientificas di Cordoba utilizzando tecniche classiche. Ma il tentativo di combinare frumento e orzo non aveva dato risultati positivi. Per questo si decise di lavorare con l’Hordeum chilense, orzo selvatico spontaneo dell’America del Sud. Viene coltivato anche in Italia dal 2013.

La farina prodotta da questo grano viene utilizzata per diete grazie alle sue proprietà e ai suoi benefici. Innanzitutto ha un basso contenuto di glutine, viene infatti consigliata per chi soffre di intolleranze di glutine; migliora la funzione intestinale, aiuta il sistema immunitario e quindi aiuta nella lotta contro l’obesità e il diabete; migliora la salute cardiovascolare grazie alla presenza di antiossidanti, fibre e fruttani superiore rispetto ad altri cereali; è ricco di luteina, antiossidante importante per la protezione degli occhi al sole e riduce il rischio di malattie oftalmologiche; è ecosostenibile, la sua coltivazione ha infatti un basso impatto ambientale. Infatti nel giugno 2018, Tritordeum è stato premiato ai Sustainable Food Awards di Amsterdam con il premio nella categoria “Ingrediente sostenibile”.

Particolarità del grano è l’adattamento al cambiamento climatico che sta colpendo il pianeta. È un cereale mediterraneo, resiste bene alla siccità ed alle alte temperature, fa un uso efficiente dell’acqua e ha una buona resistenza alle malattie. Oggi viene prodotto anche dall’Italia e in particolare in Puglia, infatti la pasta tipica pugliese viene prodotta con il tritordeum.

Fonte: Redazione Nonno Michele

Ricette del nonno: Orecchiette e cavatelli

Ricetta pugliese

Orecchiette e cavatelli fatti con semola e acqua

Andiamo a fare la spesa

  • Acqua q.b.
  • Semola


Come si prepara

Prendere una spianatoia o un tavoliere e metterci sopra la semola, aggiungere poco alla volta dell’acqua bollente (a ferve) e iniziare a mescolare, lavorare l’impasto e una volta pronto, andare a formare dei bastoncini, da cui si ricaveranno le orecchiette o i cavatelli.

 

Località della ricetta

Due dei formati di pasta tipici pugliesi più amati e conosciuti, orecchiette e cavatelli. Lavorati a mano su tavolieri o spianatoie, un’arte antica che utilizza ingredienti semplici ma che danno un grande e gustoso risultato.

Ad esempio le orecchiette sono specialità del capoluogo pugliese, ovvero Bari, dove ancora oggi è possibile vedere dal vivo il loro processo di realizzazione.

Ricette del nonno: Tridd in brodo di zia Nina

Ricetta pugliese

Tridd in brodo di zia Nina

I «Tridd» ( il cui nome è in daletto), è una ricetta tipica pugliese, fatta da ingredienti semplici ma che prevedono un lento tempo di lavorazione e una preparazione molto attenta, tradizionalmente a mano, infatti vengono preparati principalmente durante le feste.

 

Andiamo a fare la spesa

  • 500 g di semola
  • 2 uova
  • Prezzemolo tritato
  • Carne per il brodo
  • 50 g parmigiano

 

Come si prepara

Sulla spianatoia posizionare la semola, le uova e un bel po’ di prezzemolo, impastare aggiungendo il brodo pian piano e poi aggiungere anche il parmigiano. Lasciare riposare la pasta. Una volta pronta, fare dei dischi che andranno fatti asciugare, successivamente tagliare prima a strisce e poi a quadratini. Ecco pronti dei gustosi tridd!

Ricette del nonno: Spaghetti alla poveraccia

Ricetta pugliese

Spaghetti alla poveraccia

Ingredienti semplici in sé, coltivati nella propria terra, genuini, come suggerisce il nome della ricetta, ma che conferiscono un grande sapore al patto se messi insieme. Provare per credere!

 

Andiamo a fare la spesa

  • Olio q.b.
  • Aglio
  • Peperoni sardi
  • Olive nere
  • Funghetti
  • Carciofini
  • Pomodori appesi
  • Sale e pepe
  • Prezzemolo
  • Pecorino q.b.

 

Come si prepara

Cospargere d’olio una padella e far soffriggere l’aglio, aggiungere i peperoni tagliati a listarelle e far cuocere per un po’. In seguito aggiungere le olive, i funghetti e i carciofini e fare amalgamare tutto. Infine mettere i pomodori e aggiustare di sale, pepe e prezzemolo. A parte cucinare gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolarli al dente e saltarli in padella con il condimento. Una volta pronto aggiungere il pecorino e… buon appetito!

 

Ricette del nonno: Spaghetti acciughe e capperi

Ricetta pugliese

Spaghetti acciughe e capperi

Un primo piatto veloce, ma sfizioso che unisce ingredienti di mare e terra, ingredienti semplici, ma allo stesso tempo molto amati e usati in Puglia. Infatti il pecorino è un prodotto che viene prodotto anche in caseifici pugliesi, accanto ai numerosi cappereti delle aziende agricole.

 

Andiamo a fare la spesa

  • Spaghetti
  • 1 spicchio d’aglio
  • Olio q.b.
  • Pomodorini
  • Acciughe
  • Capperi
  • Pecorino

 

Come si prepara

In una padella fare soffriggere l’aglio con olio, aggiungere le acciughe e i capperi, una volta amalgamato tutto, aggiungere i pomodorini. A parte cucinare gli spaghetti in abbondante acqua salata, a fine cottura saltare con il condimento e guarnire con pecorino. Servire caldo e buon appetito!

Ricette del Nonno: Tagliatelle con cozze ripiene

Ricetta pugliese

Lanc con le cozze ripiene

“Le Lanc con le cozze ripiene” ( in dialetto barese), ovvero le tagliatelle fresche con le cozze ripiene sono un primo piatto tipico pugliese, una portata sfiziosa che conquista non solo il palato degli abitanti del tacco dello stivale, ma anche i numerosi turisti che vogliono provare piatti della tradizione. Dall’impasto delle tagliatelle al loro condimento, tutto viene realizzato con prodotti semplici e genuini; le tagliatelle rappresentano una tradizione antica: fare la pasta in casa, tirata a mano con il mattarello e lavorata sul tavoliere, ovvero il tipico tavolo da lavoro usato per la pasta fresca.

 

Andiamo a fare la spesa

Per le tagliatelle:

  •  1 kg di semola
  • 4 uova
  • 1/2 cucchiaio di sale
  • Acqua q.b.

Per le cozze ripiene:

  • 1 kg di cozze
  • 5 uova
  • Mollica di pane o pan carré q.b.
  • Un pizzico di sale
  • Prezzemolo
  • Pecorino q.b.


Come si prepara

Innanzitutto per realizzare le tagliatelle fatte in casa, unire la semola, le uova il sale ed impastare aggiungendo l’acqua fino ad ottenere un impasto morbido, da cui ottenere dei dischi che si faranno asciugare e poi si procederà a tagliarli a strisce. Per quanto riguarda le cozze ripiene, bisogna prima di tutto pulire le cozze e raschiarle, una volta aperte a metà bisogna farle gocciolare. A parte preparare il ripieno: si uniscono le uova, il formaggio, la mollica del pane o il pancarré, il prezzemolo ,un pizzico di sale e poi si procede riempiendo le cozze. In una pentola versare olio, aglio e fare soffriggere, aggiungere sugo di pomodoro fresco o i pelati e far amalgamare con il prezzemolo, quando questo è pronto, aggiungere le cozze e completare la cottura.

Buon Appetito!

 

I luoghi della ricetta

Questo piatto è legato al capoluogo pugliese, ovvero Bari. Città ricca di tradizioni, storia, ma ricca anche da un punto di vista gastronomico, infatti tutt’oggi è possibile nella città  “vecchia“ passeggiare tra le vie, dove se si è fortunati è possibile vedere direttamente  il processo di realizzazione della pasta e immergersi negli odori e sapori di una volta.

Ricette del nonno: Pomodori sott’olio

Ricetta pugliese

Pomodori sott’olio

La produzione dei pomodori sott’olio, una delle specialità pugliesi più apprezzate per via del suo sapore agrodolce, avviene con attenzione e richiede anche tempo e pazienza nella sua realizzazione. Normalmente sono prodotti nel periodo più caldo dell’anno per via del processo di essiccazione richiesto, ma per il risultato finale ne vale davvero la pena.

 

Andiamo a fare la spesa

  • 5 kg pomodori rossi
  • Sale grosso
  • Prezzemolo
  • Un po’ di peperoncino
  • Capperi
  • Olio q.b.
  • Aglio

 

Come si prepara

Prendere i pomodori rossi, tagliarli a metà e posizionarli su dei vassoi, coprire con sale grosso e lasciarli seccare per giorni. Quando saranno pronti, andranno lavati con aceto, strizzati bene e messi in un boccaccio, dove si potranno condire aggiungendo olio, capperi, aglio ,prezzemolo e un po’ di peperoncino. Ed ecco pronti i vostri pomodori sott’olio.

Ricette del nonno: Patate riso e cozze

Ricetta pugliese

Patate riso e cozze

La tiella patate riso e cozze è uno dei piatti pugliesi, e in particolare baresi più amati e sfiziosi, oltre che un piatto tradizionale. Una portata che ha in sé terra e mare e che conquista i gusti di tutti attraverso degli ingredienti semplici ma che danno come risultato un piatto molto saporito. La particolarità sta proprio nelle cozze nere, che donano un sapore unico.

 

Andiamo a fare la spesa

  • 2 kg di cozze
  • 200 gr di riso
  • cipolle
  • 2 spicchi d’aglio
  • pecorino q.b.
  • 1 kg di patate
  • sale fino q.b.
  • pepe q.b.
  • olio q.b.
  • prezzemolo
  • pomodorini

 

Come si prepara

Innanzitutto pulire le cozze e tagliarle a metà. A parte, sbucciare le patate e tagliarle a fette. Pronti gli ingredienti, si passa alla realizzazione della portata: prendere una teglia, metterci la cipolla, le patate, il prezzemolo, i pomodorini, un po’ di sale grosso e formaggio pecorino. Porre le cozze sopra, condire con aglio, prezzemolo e riso, poi un po’ d’olio, formaggio, altre patate e pomodori. Arricchire con un po’ di prezzemolo, coprire di acqua ed infornare.

Buon appetito!

Ricette del nonno: Paste di zia Nina

Ricetta pugliese

Paste di zia Nina

Ingredienti comuni nelle nostre cucine, utilizzati per formare dei dolci che proprio nella loro semplicità racchiudono tutto il loro gusto. Le paste di zia Nina hanno in sé anche il gusto della tradizione.

 

Andiamo a fare la spesa

  • 1 kg farina
  • 4 uova
  • 250 g di olio
  • 400 g di zucchero
  • 1 bustina di vanillina
  • 15 g di ammoniaca o 1 bustina di “pane degli angeli”

 

Come si prepara

Mescolare assieme tutti gli ingredienti, lavorare bene l’impasto finché non sarà compatto. Una volta pronto, fare delle formine, posizionarle su una teglia  e infornare a 180° in forno preriscaldato. Ecco pronto il nostro dolce!

Ricette del nonno: Orecchiette con cavoli, lardo e aglio

Ricetta pugliese

Orecchiette con cavoli, lardo e aglio

Un piatto tipico della puglia, in particolare l’utilizzo del lardo ne indica la versione barese. Si può definire una portata sana grazie all’utilizzo del cavolo, infatti è molto apprezzata e viene spesso mangiata dagli abitanti della regione a sud Italia.

 

Andiamo a fare la spesa

  • orecchiette
  • lardo
  • aglio
  • cavolfiore
  • pecorino q.b.

 

Come si prepara

Prendere una padella e metterci il lardo tagliato a piccoli pezzi precedentemente, una volta sciolto, aggiungere l’aglio fino a farlo imbiondire. In una pentola a parte cucinare i cavoli fino a metà cottura, aggiungerci poi le orecchiette e cuocere. Quando la pasta è pronta, condirla con i cavoli, il lardo e l’aglio, servire caldo aggiungendo del pecorino.

Buon appetito!

Ricette del nonno: Focaccia di patate

Ricetta pugliese

Focaccia di patate di zia Nina

Si può servire come antipasto o stuzzichino, la focaccia di patate è un piatto salato sfizioso e morbido. Nato nella parte meridionale del tacco dello stivale, è poi nato in più varianti e conquistato il palato di tutti.

 

Andiamo a fare la spesa

(Per l’impasto)

  • 500 g di patate
  • 1 kg di farina
  • 1 lievito di birra
  • sale e olio q.b.

(Per la farcitura)

  • olio q.b.
  • pomodorini
  • origano
  • olive
  • sale q.b.

 

Come si prepara

Pulire e sbucciare le patate, unire la farina, il lievito, il sale e l’olio ed iniziare ad impastare il tutto, a lungo, fino ad ottenere un impasto molto morbido. Posizionarlo in una teglia precedentemente cosparsa d’olio, ungere anche l’impasto e fare lievitare per circa 2 ore in forno spento con luce accesa. Una volta lievitato condire l’impasto con pomodorini, olive, origano sale e olio e cuocerlo per circa 1 ora in forno preriscaldato a 180°, controllando la cottura.

Buon Appetito!

 

Ricette del nonno: Crocchette di patate di Zia Nina

Ricetta pugliese

Crocchette di patate di Zia Nina

Molto amati da grandi e piccini, possono essere  serviti come antipasto o per accompagnare un secondo piatto, le crocchette di patate sono un piatto sfizioso tipico dell’Italia meridionale che conquista tutti e che esiste in diverse varianti.


Andiamo a fare la spesa

  • 1 kg di patate
  • 4 uova
  • 100 g di formaggio
  •  prezzemolo q.b.
  • sale q.b.
  • pan grattato q.b.

Come si prepara

Innanzitutto bollire le patate in acqua bollente, ritirarle ancora calde e sbucciarle. Passarle nello schiacciapatate e poi condirle con le uova, il formaggio, sale e prezzemolo. Dare all’impasto la forma delle crocchette e passarle nel pan grattato. A parte mettere dell’olio di semi  in una padella e quando questo è bollente, friggere le crocchette.

Buon Appetito!

 

Ricette del nonno: Cavatelli con cotenne di prosciutto

Ricetta del nonno

Cavatelli con le cotenne di prosciutto

Un piatto semplice da preparare ma molto gustoso, che riunisce in sé alcuni degli ingredienti tipici pugliesi, accanto al cavatello, formato di pasta tipicamente pugliese che grazie alla sua forma è perfetto per raccogliere qualsiasi sughetto.

Andiamo a fare la spesa:

  • olio q.b.
  • 1 cipolla
  • salsa di pomodoro o pelati
  • prezzemolo q.b
  • sale q.b.
  • ricotta marzotica q.b.
  • cavatelli

Come si prepara

Porre in una pentola l’olio e fare soffriggere la cipolla, in seguito aggiungere la salsa di pomodoro o i pelati e arricchire il gusto con il prezzemolo e il sale. A parte cucinare i cavatelli in abbondante acqua salata, scolarli e condirli con la salsa che avete preparato e servirli caldi, arricchiti dalla ricotta marzotica.

Buon appetito!

Luoghi della ricetta

La ricotta marzotica è un formaggio duro e salato prodotto a Gioia del Colle (BA), città della produzione di latticini. Questa località però ha molto da offrire anche da un punto di vista storico, ad esempio con il castello federiciano. Inoltre, conta uno dei parchi archeologici più importanti della regione a pochi chilometri dalla città.

Ricette del nonno: Fave e cicorie

Ricetta pugliese

Fave e Cicorie alla poveraccia

: Uno dei piatti tipici pugliesi, in particolare barese è a base di fave e cicorie, un piatto semplice, povero, ma molto  buono, oltre che salutare.

Viene preparato con pochi ed economici ingredienti, può costituire un antipasto o un primo piatto, può essere gustato freddo o caldo. Se si vuole arricchire il piatto è consigliabile accompagnarlo con delle fette di pane abbrustolito e magari con dei pomodorini.

 

Andiamo a fare la spesa:

  • 400 gr di fave
  • 400 gr di cicorie
  • due foglie di alloro
  • sale q.b.
  • olio q.b.

 

Come si prepara:

Mettete in ammollo le fave per 12 ore in una scodella con abbondante acqua fredda. Dopodiché sciacquate le fave e fatele cuocere in una pentola, aggiungetevi le foglie d’alloro a pezzetti o intere. Fate cuocere a fuoco lento, per circa 2 ore: man mano che le fave rilasceranno la «schiumetta», eliminatela con la schiumarola. Nel frattempo potete sbollentare in acqua salata la cicoria, precedentemente lavata e pulita. Quando è pronta, scolatela e mettetela da parte. Nel frattempo continuate la cottura delle fave aggiungendo un po’ di sale e terminate la cottura mescolando le fave. Infine posizionare le fave su un piatto con accanto le cicorie e aggiungere l’olio. Servire caldo e con crostini.

Cucina vegana in Puglia

Se si parla di cucina pugliese è difficile a volte pensare alla connessione con la cucina vegana, la prima è infatti costituita  soprattutto da frutti di mare, piatti a base di pesce e latticini prodotti localmente.

Una cucina quella pugliese, legata alle tradizioni e alle ricette di famiglia, che costituisce il principale motivo per cui è diventata nel corso del tempo un vero e proprio simbolo della  la Puglia, oltre che un punto di forza.

Tuttavia oggi si assiste sempre più alla propensione verso altri tipi di ricette e novità, e proprio la cucina vegetariana e vegana si sono fatte strada nella regione.

Si sono aperti molti ristoranti appositi per questo tipo di cucina, mentre altri hanno rivisto i loro menù. Alcuni agriturismi e masserie propongono anche degustazione di prodotti vegani realizzati con materie prime genuine e locali, che spesso sono disponibili ancheonline, ed è possibile acquistarli da qualsiasi parte in Italia, accanto a  kit di degustazione o consigli per le ricette.

Un mix tra tradizione e innovazione quello che caratterizza le ricette che vengono rivisitate o parzialmente modificate: un classico come la tiella patate riso e cozze, ad esempio, viene presentato senza cozze nella versione vegan.

Altri piatti tipici come le orecchiette con le cime di rape, la focaccia barese … non vengono rivisitati, o si cerca di sfruttare molto la presenza delle verdure all’interno dei piatti, in questo modo si potrà assaporarne il sapore autentico.

Accanto ai titubanti, ci sono molti più curiosi, che pur non essendo vegani, accettano la novità e vogliono scoprire queste nuove ricette e queste nuove versioni, per vedere la loro amata cucina in un’ottica differente.

Esperienze di degustazione in Puglia

La Puglia è da sempre la terra del buon cibo che riunisce i suoi stessi abitanti e attira milioni di turisti. Diversi sono i luoghi di produzione delle eccellenze enogastronomiche pugliesi e importante diventa conoscerne i metodi produttivi e assaporare i diversi prodotti tipici.

Questa regione del sud Italia è perfetta se si vuole vivere un’esperienza sensoriale unica e dal sapore autentico. La tradizione della gastronomia in Puglia ha origini antichissime, infatti si possono ancora assaggiare le pietanze genuine che tanto tempo fa le massaie preparavano con i prodotti della terra; era una cucina povera, fatta di ingredienti semplici, ma così buona che ancora oggi non se ne può fare a meno. Prima ancora del gusto, i prodotti tipici pugliesi conquistano la vista con l’armonia dei colori della natura e l’olfatto con i profumi che provengono da panifici e cucine.

Attraversando tutta la regione è possibile scoprire una grande diversità di prodotti, a partire dal mare che offre del pesce fresco alla base di molte ricette della tradizione locale.

Prodotto tipico da non perdere è la mozzarella locale con possibili degustazioni a Gioia del Colle dell’inconfondibile mozzarella fiordilatte gioiese.

Nell’entroterra di questa regione si potranno poi ammirare grandi campi con tipici muretti a secco e antiche costruzioni come i trulli nel barese e nel tarantino e le pajare nel Salento. Tra i tesori della gastronomia pugliese c’è anche il grano per la preparazione di frise, taralli, pane in particolare il famoso pane di Altamura del quale è possibile osservarne la preparazione in antichi forni e la degustazione e le pucce leccesi.

Altri grandi simboli della Puglia sono l’olio e il vino, realizzati nei frantoi, in quanto frutto del grande lavoro di contadini.

Inoltre ci si può concedere anche del dolce come il bocconotto, il pasticciotto leccese, le mandorle ricce e infine tra i dolci abbiamo il miele prodotto da un attento lavoro di fioritura.

Per scoprire le specialità pugliesi è necessario visitare la Puglia a partire dalle campagne tra gli ulivi e antichi oleifici per partecipare alla produzione dell’olio extra vergine di oliva; oppure passeggiare tra le vie di Bari dove si potrà imparare a preparare le orecchiette; oppure sentire gli odori e i sapori dei formaggi e dei latticini come caciocavallo e la burrata di Puglia.

Lush Wine Grapes Clusters Hanging On The Vine.

Un’altra esperienza da non perdere è quella di passeggiare tra i filari degli antichi vigneti dove poter degustare i migliori vini pugliese come il Primitivo di Manduria, il Susumaniello, il Negroamaro, l’Aleatico, il vino Moscato di Trani…

Una esperienza può essere la degustazione con rievocazione di antichi riti contadini: consiste in un pranzo o cena in una location tipica come i trulli o le antiche masserie pugliesi, durante il quale poter degustare le migliori ricette locali e intanto godere di una atmosfera allietata da canti e balli della tradizione contadina con organetto e tamburello, o danzare il ballo salentino della Pizzica. Nella degustazione si potrà scegliere tra carne locale, pesce fresco o altre preferenze.

Altro prodotto pugliese che vale la pena assaggiare è il Capocollo di Martina Franca. È proprio nella Valle d’Itria che troviamo un’azienda leader del mercato che produce artigianalmente diversi tipi di salumi pugliesi come il salame, il guanciale, la pancetta, la soppressata e inevitabilmente il Capocollo. Per quanto riguarda il Capocollo diverse sono le fasi di lavorazione: la selezione del taglio, la salatura, la marinatura, l’insacco, l’affumicatura ed infine la stagionatura.

Tomatoes chilli and capocollo in typical house of Puglia

Altro tour con degustazione è organizzato in un’antica masseria agriturismo situato nella magica Valle d’Itria a poca distanza dai paesi di Martina Franca, Locorotondo, Alberobello e Cisternino. Il tour inizia in masseria, poi nel caseificio, si prosegue visitando l’antica corte con i suoi trulli e infine si conclude con una ricca degustazione di prodotti tipici a km 0 tra cui salumi, formaggi, latticini e vino pugliese.

Queste e altre esperienze sono realizzabili solo nella nostra amata Puglia!

La bruschetta tipica pugliese

Chiamata talvolta “cialledda”, è un tipico antipasto italiano, che consiste in una fetta di pane (fresco e poi tostato) oppure in una cialda di pane leggermente bagnata con acqua. Il tutto viene condito con olio, sale, pomodorini e basilico. Si possono aggiungere ingredienti  a piacimento come olive nere, ricotta salata, alici ecc.

English version

Also called “cialledda” in some Italian dialects, “Bruschetta” is a typical Italian appetizer. It’s made of a slice of fresh (and then toasted) bread or a slightly drenched bread wafer. It is then seasoned with tomatoes, oil, salt and basil. One can also add their favorite ingredients, such as black olives, salted ricotta, anchovy filets etc.

Tradizioni gastronomiche in Puglia

Ricca di sapori e profumi, la cucina pugliese è nota in tutto il mondo per la sua speciale genuinità. Nella regione non mancano piatti tradizionali, tipici della dieta mediterranea.

Bagnata dalle acque dell’Adriatico, da un lato e dello Ionio dall’altro, la regione può contare sulle prelibatezze e bontà fresche del mare: pesce appena pescato e frutti di mare sono sempre sulle tavole dei pugliesi. La cucina pugliese vanta anche una ricca varietà di verdure coltivate nelle terre.

Quella pugliese è una cucina fatta di amore e passione, di tradizione e sapienza tramandata di bocca in bocca, di madre in figlia. Il cibo pugliese è il vero protagonista arricchito con piccoli segreti che fanno la differenza nella buona riuscita di un piatto tipico. Di alta qualità sono le materie primecarota di Polignano, la cicoria di Galatina e quella bianca di Otranto fino alla rinomata cipolla rossa di Acquavivadiversi sono gli ortaggi e i frutti caratteristici delle coltivazioni in regione. Tra gli ingredienti prediletti le verdure, rape, cavoli, peperoni, melanzane, carciofi, legumi, fave, cicerchie, lenticchie, fagioli, fagiolini, che si mescolano sapientemente ai profumi dell’Adriatico e ai prodotti caratteristici della montagna nelle zone come quelle del Gargano.

Ogni stagione è caratterizzata dai suoi profumi e dalle sue tipiche ricette nella cucina del Tacco d’Italia. A partire dalle amatissime orecchiette con le cime di rapa, o col ragù, i sapori si fondono con la manualità per la realizzazione della pasta su tavolieri di legno direttamente in strada. Passeggiando tra le viuzze di alcune città come Polignano a Mare, Ostuni, Lecce, Gallipoli, Bari è possibile incontrare casalinghe all’opera impegnate nella preparazione di cavatelli, strascinati, troccoli e orecchiette.

Oltre ai deliziosi primi piatti la regione è nota in tutta Italia per gli speciali prodotti come il pane di Altamura, o i panzerotti fritti o al forno, la gustosa focaccia barese, le verdure in pastella e tantissime altre prelibatezze oggetto di tentativi di riproduzione, ma solo se gustati direttamente in Puglia avranno un sapore unico e indimenticabile.

I Piatti sono semplici provenienti per la maggior parte dalla tradizione povera e contadina. La panzanella, le tipiche bombette della Valle d’Itriaformaggi come la cacioricotta, il canestrato, la ricotta, o alcuni prodotti caseari tipici regionali come la mozzarella, la stracciatella o la burrata.

Anche il settore dei dolci pugliesi riserva grandi sorprese come il Casatiello, le Zeppole, la Rosata di mandorle, i Boconotti, il Pasticciotto leccese, i taralli al vincotto e tantissime altre prelibatezze.

All’interno della stessa regione però diverse sono le tradizioni da una zona all’altra.

  1. cucina del Gargano: Guardando una tavola ricca di piatti e prodotti del Gargano si resta subito affascinati dalla varietà dei colori della fruttapiatti di carne e di pesce come quelli della cucina delle Isole Tremitiverdureformaggi e minestre.  I profumi sono rafforzati dalla presenza costante del prezzemolo, del basilico, dell’aglio, dei capperi, dell’origano, della rucola selvatica. Il pane confezionato, la pasta frasca, l’olio extra vergine di oliva, gli ortaggi, le verdure selvatiche, il pesce, i crostacei, i molluschi e la carne caprina costituiscono gli elementi di base nell’elaborazione dei piatti.
    Il pane e la pasta casareccia costituiscono da sempre i pilastri culinari.
    Con il pane insaporito dall’olio extra vergine d’oliva e rinfrescato dai pomodorini si prepara, ad esempio, la bruschetta, il pancotto, la caponata. Si banchetta poi  con agnellicaprettianguillesoppressateinsalate di arance e limoni, ostie ripienecaciocavallifavezuppe di lumacavincotto di uva o di fichifichi d’indiamaccheroni con il ragù di capra.
    Il turista non potrà non innamorarsi del sapore particolarissimo dell’ olio extra vergine di oliva che questo territorio  produce generosamente con  la DOP Dauno che si ottiene da olive provenienti da pregiate varietà e può essere degustato lungo la strada dell’olio della provincia di Foggia.

2) cucina del Salento: La cucina tipica salentina è sostanzialmente povera, ma al contempo gustosa: pasta, grano, verdure, ortaggi, pesce di piccolo taglio e porzioni di carni non pregiate erano le protagoniste delle mense di contadini, pastori e pescatori.

La pasta ed il pane erano costituite da cereali poveri: orzo, farro, segale coi quali venivano impastati pane e pasta. Le verdure e gli ortaggi erano sempre presenti così come i legumi e l’olio extravergine di oliva. Il pesce e le carni erano per le mense dei signori, così come pure il latte ed i formaggi. La gastronomia salentina stupisce insomma per la sua semplicità disarmante, alla quale fanno da contrappunto dei sapori unici. Oltre alla gastronomia del Salento, c’è da restare affascinati anche dal folklore del Salento, una terra ricca di tradizioni che spesso vanno a braccetto con il cibo. Infatti passeggiando per le vie dei paesini salentini in occasione di una festa patronale ci sarà sempre l’occasione di addentare una specialità tipica come il  calzone, un rustico leccese, un panino con i pezzetti di cavallo oppure un pò di scapece, o un pasticciotto. Ma tutto questo non accade solo l’estate ma anche in primavera le tradizioni culinarie pasquali salentine portano la gente in strada ad assistere alla processioni e ad assaggiare i golosi piatti locali. In Salento c’è ancora chi a casa si diverte a preparare una scarcella, tipica preparazione dolce salentina pasquale, oppure qualche altra focaccia di pasqua. Insomma, in Salento la gastronomia è molto ricca, ed il Salento è vita di strada, e cibo buono, semplice con una cucina genuina e saporita.

3)cucina del barese: focaccia, panzerotti, orecchiette, “crudo di mare”, popizze e sgagliozze: sono alcuni de ipiatti tipici baresi. Un insieme di specialità, colori e odori tutti da scoprire per le strade della città pugliese. Se parliamo di Bari, si deve necessariamente far riferimento alle “strascinate” o orecchiette. Questo è uno dei piatti tipici baresi. Le orecchiette hanno una forma un po’ arrotondata e tendenzialmente sono preparate con le “cime di rape”. Nelle stradine della città vecchia c’è un luogo speciale nei pressi dell’ Arco Basso: qui, alcune signore ogni giorno preparano con le loro mani le orecchiette, di qualsiasi dimensione: piccole, medie e grandi.

Il crudo di mare è anch’esso simbolo e orgoglio della città. Sono molti i ristoranti che ne fanno la loro carta vincente ma una delle esperienze più curiose e forse un po’ estreme sta nel provarlo “nder a la lanz”. Questa zona che si affaccia sul piccolo porto vecchio è famosa per essere una sorta di punto di ritrovo dei pescatori che, quotidianamente e da anni, dopo la loro battuta di pesca, si piazzano sul lungo marciapiede con i loro banchetti per vendere il pescato fresco.

Ci sono poi le popizze e le “sgagliozze, che rientrano tra i piatti tipici baresi e che sono un po’ uno street food. Le popizze sono delle piccole palline di massa condita con zucchero o sale; le sgagliozze consistono invece in rettangoli di polenta fritta che vengono servite bollenti. Entrambe le specialità sono facilmente trovabili nella città vecchia dove, soprattutto la sera, ci si imbatte in piccoli “carretti” capitanati da esperti baresi doc e dove vengono preparate al momento.

4)cucina del tarantino: I piatti tipici tarantini hanno un sapore particolare e per riscoprire la loro bontà occorre assaggiarli nei posti giusti. Tra le prelibatezze troviamo le bombette tarantine sono un’assoluta specialità di Taranto ripiene secondo la ricetta classica con prosciutto e formaggio, ma ormai proposte in tante varianti. Ci sono le bombette impanate, bombette avvolte da pancetta, bombette con speck e stracchino, con porcini e grana, al pesto genovese, con gorgonzola e noci, ai 4 formaggi, con melanzane grigliate e fontina e molto altro. Questi involtini di carne vengono poi cotti sulla brace e serviti con contorno di insalata o patate alla cenere. Poi c’è il famoso panzerotto tarantino è un altro piatto tipico di questa città che lo venera come una delle sue bontà più squisite. Preparato fritto o al forno.

Dette anche orecchiette tarantine, le “chiancaredde” sono un tipo di pasta fatta in casa tipica della città dei due mari. Impastata con acqua e farina, il composto viene poi steso sulla spianatoia con il mattarello e tagliato in strisce sottili. Per ottenere la forma concava tipica di questa pasta occorre fare un movimento veloce del pollice. Ottime da gustare con il sugo di pomodoro fresco.

Altro prodotto usato per preparare diversi piatti tarantini è il pesce e le cozze tarantine. La mitilicoltura e la pesca sono per Taranto, la città dei Due Mari, attività tradizionali di tradizione millenaria. Poi abbiamo una grande produzione di agrumi e vini tipici infatti nel tarantini ci sono 4 dei 6 vini IGT(indicazione geografica tipica) di Puglia nei territori di Martina franca e Crispiano.

Antichi mestieri e artigianato in Puglia

Avrai l’opportunità di immergerti nel passato, con l’occasione di vivere in prima persona antichi mestieri, anima della cultura e della storia del “tacco del Bel Paese”.

La ceramica è la principale attività che maggiormente possiamo trovare nella città di Grottaglie, in provincia di Taranto. Ogni anno vengono organizzati eventi che mettono in mostra le produzioni locali, con il marchio D.O.C., la cui unicità è rappresentata dalle decorazioni realizzate a mano libera, senza alcun disegno preventivamente creato a supporto dell’artista.

Gli eventi a cui sarà possibile partecipare sono “Buongiorno ceramica” (15-16 maggio 2021), un intero week-end dedicato a quest’arte, la “Mostra della ceramica” e durante le festività natalizie la “Mostra del presepe”, allestiti nel quartiere “Li Camenn’re” (letteralmente “il camino”), quartiere medievale della ceramica sorto nel XIV secolo in cui ceramisti hanno aperto botteghe e laboratori; sarà quindi possibile passeggiare per le vie e vedere all’opera artisti creare da un semplice pezzo di argilla rossa vere e proprie opere d’arte con le decorazioni più tipiche, come il fiorellino blu su sfondo bianco e il galletto ruspante simbolo di fertilità e un tempo considerato in grado di allontanare l’influenza maligna.

Un altro mestiere simbolo della cultura salentina è la cartapesta. Fortemente legata alla religione, quest’arte nacque nel XVII-XVIII secolo per decorare le numerose chiese costruite in quel periodo, in quanto le statue tradizionali realizzate in marmo, bronzo e legno erano troppo pesanti e costose. Per questo motivo gli artigiani sperimentarono nuove tecniche: mescolarono la carta straccia con gesso, paglia e altri materiali poveri. Nacque così il mestiere “cartapesta” e di conseguenza nacquero i “cartapestai”. Seppur nata per motivi di tradizione religiosa, vengono creati svariati oggetti per arredamento e giocattoli. Testimoni dell’importanza di quest’arte sono le numerose bancarelle e mercatini con souvenir caratteristici del Salento.

Passando ai lavori anticamente appartenenti alle donne che continuano tuttora, è da menzionare il ricamo. A Vico del Gargano la produzione tessile è particolarmente sviluppata: dalle abilità manuali delle donne vengono prodotti arredi, abiti liturgici e corredi nuziali. Gli originali ricami sono in lino, in lana, in seta, in oro, lana su lino o ancora seta su lana. Spostandoci verso Capurso, in provincia di Bari, oggetti pregiati vengono prodotti da abili ricamatrici formatesi in una scuola voluta fortemente da una nobildonna. Con solo ago e filo vengono realizzati completi per sale da pranzo, copricuscini, sottocoppe, ma anche orli merlati per capi d’abbigliamento. La marlettaia d’Italia Maria Concetta Egidio, nata a Capurso e vissuta 107 anni, ha avuto diversi riconoscimenti e premi per la sua arte; tra le sue creazioni, le tovaglie d’altare sono le più ammirate. Ad Alberobello e Carovigno la tessitura a mano è più viva che mai; con tecniche di lavorazione tradizionali vengono realizzate borse, sciarpe, tovaglie, oggetti per l’arredo, finiture per abiti.

L’antica arte del maestro d’ascia viene tramandata dal 36enne di Bisceglie Massimo Di Pierro. Realizza barche in miniatura con ogni particolare creato meticolosamente a mano, partendo da una fotografia dell’originale barca e successivamente con un disegno: successivamente delinea uno scheletro e comincia la costruzione vera e propria di quella che sarà la sua opera in miniatura.

Per appassionati e collezionisti è possibile partecipare a diverse fiere organizzate in tutta la Puglia; importante è la grande fiera campionaria, con visitatori che giungono da ogni parte del mondo. Riguarda manifestazioni di collezionismo e antiquariato. La fiera di Catapano si svolge nella Basilica di San Nicola a Bari ogni terza domenica del mese e ospita più di quaranta espositori. Espongono anche oggetti di modernariato. A Brindisi la mostra al mercato dell’antiquariato e modernariato viene realizzata la prima domenica del mese: vengono allestiti mercatini dell’artigianato, dando la possibilità di effettuare acquisti. Ad Acquarica Capo, in provincia di Lecce, la seconda e la terza decade di maggio si svolge la Mostra del giunco, con esposizione di oggetti creati interamente con questa pianta.

 

Fonte: Redazione Nonno Michele

La pasta tipica pugliese

Alcuni formati di pasta sono nati nelle cucine pugliesi ,e oggi alcuni rappresentano un simbolo di questa terra.

Le ricette e tecniche sono tramandate di generazione in generazione; si tratta di una tradizione antica che riporta indietro nel tempo.

Infatti prima, la produzione della pasta era la quotidianità in ogni abitazione, le donne si dedicavano a quest’arte. Fare la pasta diventava cosi un’occasione per stare insieme e ritrovarsi.si ritrovavano nello spazio intimo della cucina e condividevano storie, ricordi e insegnamenti.

Le orecchiette

Tra i formati di pasta, uno dei più conosciuti sono senza dubbio le orecchiette.

Si diffusero in Puglia dal capoluogo, Bari, dove tutt’oggi restano uno dei piatti più apprezzati. Anche se ogni provincia ha le proprie orecchiette, cucinate in modo diverso. La forma è caratteristica e ricorda quella di piccole orecchie,il centro è appiattito mentre i bordi sono leggermente più spessi.

La loro specialità è nella tecnica: si preparano trascinando i piccoli dischi di pasta con un movimento rapido che aiuta così a formare delle piccole cupole bianche e ruvide. Proprio questa forma permette alle orecchiette di raccogliere il condimento.

Le strascinate

Le strascinate sono un formato di pasta fresca, simili alle orecchiette ma  più grandi e aperte.

Il loro nome deriva dal movimento delle dita che appunto “trascinano” e modellano la pasta. Con questa particolare tecnica manuale si ottiene un lato liscio e uno rugoso, in modo da raccogliere meglio il sugo.

I cavatelli

I cavatelli, sono un’altra specialità della cucina tipica pugliese .Pasta fresca ottenuta da un impasto molto semplice fatto di farina di semola di grano duro, acqua e a volte olio. La particolarità risiede nella forma ,che si ottiene con una leggera pressione delle dita da esercitare su di un piccolo pezzo di pasta.                                                                                            

I troccoli

I troccoli sono un particolare formato di pasta tipica della provincia di Foggia.

Sono simili agli spaghetti ma più spessi e ruvidi. La loro realizzazione è dovuta all’uso di un antico strumento da cucina: il “troccolaturo” o troccolo, una sorta di mattarello.

I fusilli pugliesi

I fusilli pugliesi, detti anche fusilli ai ferri, sono un formato di pasta molto diffuso in Puglia. Fatti con un semplice impasto di farina di grano duro, acqua e un pizzico di sale, hanno di speciale proprio il ferretto che viene utilizzato per “arricciare” l’impasto.

Le foglie d'ulivo

Le foglie di ulivo sono una particolare pasta pugliese chiamata così proprio per la forma somigliante a una foglia d’ulivo. Questo tipo di pasta è fatto a mano ,oltre al suo formato “bianco”, è possibile trovarlo anche “verde”, quando all’impasto vengono aggiunti gli spinaci.

I capunti

I capunti hanno una forma allungata e incavata, anche qui dovuta alla leggera pressione delle dita, che ricorda una barca.

Produzione di taralli in Puglia

Una delle specialità pugliesi più conosciute e più amate è senz’altro il tarallo.

Un prodotto da forno della tradizione, che ha assunto e assume numerose varianti a seconda dalla zona di produzione. Principalmente si tratta di un anello di pasta non lievitata cotto in forno. La base  è composta da farina, acqua o vino, sale, a cui vengono, in alcuni casi, aggiunti degli ingredienti per insaporirlo, come ad esempio i semi di finocchio, o i taralli all’olio evo.

Anche se oggi sono tanti altri i gusti e le particolarità del tarallo, che vanno  a soddisfare tutti i palati. Si passa dal tarallino, a forme più grandi o allungate, dalla linea tradizionale, a quella biologica, con farina integrale, fatti a mano, lievitazione naturale, in versione snack, senza glutine e molto altro.

Yellow Italian Taralli Preparation: Traditional Snack

In puglia sono tantissime le aziende che li producono, tutto avviene utilizzando materie prime di qualità e a km 0, vengono utilizzati forni a legna e tutto ciò conferisce loro un sapore unico, che rimanda a quei gusti tradizionali, antichi, quasi ormai persi del tutto, che permettono di immergersi nella vera atmosfera e nei sapori della Puglia.

Inoltre è possibile acquistarli, anche online, infatti la loro spedizione è possibile in tutta Italia.

Molte strutture portano alla scoperta di questo prodotto, attraverso anche dei tour guidati, mostrando i processi di lavorazione e realizzazione, accompagnato infine anche da una degustazione di essi.

 

Alla scoperta dei sottoli pugliesi

Un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, quella che porta alla scoperta della Puglia, una regione che ha molto da offrire ai suoi turisti, da tutti i punti di vista. Che degustiate vino od olio, in una delle più antiche aziende agricole del territori, o vi troviate in  una masseria con vista mare, o in qualche sperduta, ma stupenda location, circondati da un’atmosfera rilassante, e magari da qualche olivo secolare o da alcuni siti archeologici di importanza storica, solo allora potrete davvero immergervi nell’atmosfera pugliese assaporando i gusti e gli odori della tradizione .Vengono offerte molte esperienze di degustazione, ma anche aperitivi e pranzi, che  vanno da prodotti più tipici, ad altri più particolari, o persino gourmet.

Le aziende pugliesi, di cui cresce sempre più il numero di quelle biologiche, si impegnano a rendere il prodotto genuino, privo di conservanti e coloranti, lavorandolo con estrema attenzione, e sempre nel rispetto della terra e dell’ambiente, queste, accanto ad altre parole chiave come km0 e filiera corta.

I sottoli, e le conserve, ad esempio, vengono realizzati con olio extra vergine d’oliva, che rende il prodotto autentico nel suo genere. Tra le specialità che potrete degustare vi sono anche i lampascioni, i carciofini, le melanzane, la giardiniera piccante, l’insalata capricciosa e tanto altro…

L’esperienza di degustazione comprende: 

  • un tour guidato alla scoperta delle aziende, masserie e del territorio circostante;
  • guida agli antichi processi di produzione e lavorazione, ciò è possibile anche in diverse lingue straniere;
  • possibilità di acquistare i prodotti( anche online ).


Una particolarità è  la possibilità di fare questi tour in bici.

Ricette del nonno: Orecchiette e brasciole

Ricetta pugliese

Orecchiette del nonno tradizionali con ragù barese e brasciola

Le orecchiette e brasciole sono un piatto tipico della tradizione pugliese. Spesso consumato la domenica nei pranzi di famiglia. Le brasciole sono tipiche della cucina pugliese e il termine dialettale indica la carne di bovino tenera ripiena di aglio, prezzemolo e formaggio, arrotolata, chiusa al filo e cotta nel sugo.


Andiamo a fare la spesa

  • 500 gr di orecchiette
  • 500 gr di brasciole
  • 1 cipolla
  • olio evo q.b.
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • 750 gr passata di pomodoro
  • 30 gr parmigiano reggiano

 

Come si prepara

Facciamo soffriggere in una pentola la cipolla sminuzzata finemente. Aggiungiamo le brasciole e le lasciamo cucinare fino a che non si siano colorate, facciamo sfumare con un mezzo bicchiere di vino bianco e quando sarà evaporato del tutto vi aggiungeremo la passata di pomodoro. Lasciamo cuocere a fuoco molto basso per 2 o 3 ore. A questo punto possiamo occuparci delle orecchiette: portiamo dell’abbondante acqua salata a bollore nella quale faremo cuocere le orecchiette. Una volta pronte le serviremo con le brasciole ed il sugo, le serviamo calde aggiungendo del parmigiano grattugiato. Il piatto è pronto.

Buon appetito!

 

I luoghi della ricetta

le orecchiette sono un prodotto tipico della tradizione pugliese e a Bari, sono protagoniste di svariati piatti. Le orecchiette sono molto speciali soprattutto per la loro realizzazione a mano, vi invitiamo infatti a scoprire la città vecchia di Bari, i cui vicoli raccontano anni di storia, tradizione ed esperienza delle massaie che preparano le orecchiette sui tavolieri, sedute davanti alle loro abitazioni. Non solo potrete assistere alla loro preparazione, ed eventualmente anche comprarle, ma i più fortunati potranno anche essere presenti alla fase della “asciugatura”, ovvero quel momento in cui le orecchiette, lasciate indisturbate nei vicoli assolati della città, e coperte da strofinacci “prendono aria”, seccandosi e riposando. 

 

Ricette del nonno: Orecchiette del contadino

Ricetta pugliese

Orecchiette del nonno al grano arso, pomodori secchi pugliesi, olio evo e burrata

Le orecchiette del contadino sono un piatto tipico della tradizione pugliese e le orecchiette stesse sono il simbolo della cucina tipica pugliese, chiamate in dialetto “l’ strascnat”, letteralmente “strascinati”, dall’usanza di strascinare con il dito la pasta sul tavoliere (il tipico tavolo da lavoro) per realizzare un formato rotondo e concavo. Da tradizione questa pasta viene realizzata a mano il che la rende ancora più speciale ed insuperabile.


Andiamo a fare la spesa:

  • 500 gr di orecchiette
  • 300 gr burrata
  • 120 gr pomodori secchi 
  • olio evo q.b.
  • 1 spicchio d’aglio

Come si prepara

Mettiamo in ammollo i pomodori secchi con acqua calda per non più di 10 minuti. Poi li asciughiamo li tagliamo a pezzettoni. Soffriggiamo lo spicchio d’aglio e sarà dorato, inseriamo i pomodori. Intanto cuociamo le orecchiette in abbondante acqua salata. E, amalgamiamola bene con il condimento.  Aggiungete metà delle burrate tagliate a pezzetti, così da ottenere una mantecatura perfetta. Terminate la preparazione impiattando le orecchiette con il resto della burrata.


I luoghi della ricetta

I pomodori secchi sono un prodotto tipicamente pugliese e la loro preparazione tradizionale dura circa dieci giorni e grazie all’essiccazione è possibile godere di questi frutti della terra per tutto l’anno. Tale processo si effettua in tutta la Puglia, ma maggiormente nel Salento. Non sarà raro, infatti, soprattutto nei mesi estivi, vedere lunghe distese di pomodori seccarsi al sole nelle campagne leccesi. Con l’aiuto di sale e aceto bianco, nella fase finale della preparazione, i pomodori acquisiscono importanti qualità che gli permettono di arricchire ricette dalle più semplici alle più fantasiose. La lavorazione preserva la loro dolcezza, il sapore diventa più deciso e il sole dona una croccantezza unica. Anche la burrata, è un prodotto tipico della nostra regione. Tipica della città di Andria (nota per il famosissimo castello federiciano in pianta ottagonale “Castel del Monte”), la burrata non è una mozzarella come le altre, infatti, il suo interno racchiude un ripieno particolare, creato con un misto di panna e sfilacci di pasta filata, detta stracciatella.

Ricette del nonno: Orecchiette e ricci

Ricetta pugliese

Orecchiette del nonno integrali, ricci di mare, pomodori al filo, peperoncino, aglio, olio evo e prezzemolo

Le orecchiette e ricci sono un piatto di pesce profumato e dal sapore deciso, tipico della tradizione pugliese. Come avrete modo di vedere durante la vostra permanenza in puglia, i ricci sono spesso protagonisti di numerosi piatti, e non è raro, vederli serviti crudi. 


Andiamo a fare la spesa

  • 500 gr orecchiette del nonno integrali
  •  400 gr di polpa di ricci di mare
  •  500 gr circa pomodorini “al filo” 
  • peperoncino q.b.
  • 1 spicchio di aglio
  • olivo evo q.b.
  • prezzemolo q.b.

Come si prepara 

Puliamo i ricci di mare e teniamo da parte la polpa arancione. Portiamo a bollore dell’acqua leggermente salata, e facciamo cuocere al dente le orecchiette integrali. In una padella facciamo soffriggere per qualche minuto il peperoncino, lo spicchio d’aglio e i pomodorini tagliati a metà. Una volta pronta la pasta la scoliamo e la uniamo al condimento facendola saltare per pochissimi minuti. Per non perdere il sapore dei ricci, aiungeteli solo alla fine, immediatamente prima di aggiungere le orecchiette che andranno spadellate insieme al composto! I ricci, infatti, hanno bisogno solo di 1 minuto o 2 di cottura. Il piatto è pronto!


I luoghi della ricetta

Le orecchiette sono protagoniste di svariati piatti, come ad esempio il famoso “orecchiette con cime di rapa”. Le orecchiette sono molto speciali soprattutto per la loro realizzazione a mano, vi invitiamo infatti a scoprire i vicoli della città vecchia di Bari, dove le massaie preparano le orecchiette sui tavolieri, sedute davanti alle loro abitazioni. Anche i ricci ricoprono un ruolo molto importante in Puglia. La loro degustazione è apprezzata nella zona di Savelletri, molto famosa per i suoi ristorantini spartani lungo tutta la costa, dove molto spesso, troverete i ricci serviti crudi, accompagnati dal pane di Altamura, o anche con della focaccia.

Ricette del nonno: Orecchiette dell’orto

Ricetta pugliese

Orecchiette ai colori di puglia con fave, cipolla rossa di Acquaviva, olio evo e rucola selvatica

Le orecchiette dell’orto sono un piatto tipico della tradizione pugliese e le orecchiette stesse sono il simbolo della cucina tipica pugliese, chiamate in dialetto “l’strascnat” letteralmente “strascinati” dall’usanza di strascinare con il dito la pasta sul tavoliere (il tipico tavolo da lavoro) per realizzare un formato rotondo e concavo. Da tradizione questa pasta viene realizzata a mano il che la rende ancora più speciale ed insuperabile.


Andiamo a fare la spesa:

  • 400 gr di orecchiette fresche meglio se fatte in casa 
  • 300 gr di fave sgusciate
  • 1-2 cipolle rosse di Acquaviva
  • olio evo q.b.
  • rucola selvatica

 

Come si prepara:

Mettere a bagno le fave per una notte intera, il giorno dopo scolatele e mettetele in un tegame, ricopritele con acqua a sufficienza e lasciate cuocere a fiamma bassissima, con uno spicchio d’aglio girando di tanto in tanto, senza alzare mai la fiamma, fino ad ottenere una bella crema di fave, alla fine salate e condite con olio. Nel frattempo, lessare le orecchiette in abbondante acqua salata, e fare un soffritto di cipolle rosse tagliate a fettina. Quando le orecchiette saranno pronte, versatele in una coppa, amalgamandole con il purè di fave ed il soffritto di cipolle. Il pranzo è pronto! per rendere il sapore di questo piatto più deciso servitelo con la rucola selvatica.

Buon appetito!


I luoghi della ricetta

le orecchiette sono un prodotto tipico della tradizione pugliese  e la possiamo trovare protagonista di svariati piatti, come ad esempio il famoso “orecchiette con cime di rapa”. Le orecchiette sono molto speciali soprattutto per la loro realizzazione a mano, vi invitiamo infatti a scoprire la città vecchia di Bari, i cui vicoli raccontano anni di storia, tradizione ed esperienza delle massaie che preparano le orecchiette sui tavolieri, sedute davanti alle loro abitazioni. Non solo potrete assistere alla loro preparazione, ed eventualmente anche comprarle, ma i più fortunati potranno anche essere presenti alla fase della “asciugatura”, ovvero quel momento in cui le orecchiette, lasciate indisturbate nei vicoli assolati della città, e coperte da strofinacci “prendono aria”, seccandosi e riposandosi nella totale sicurezza che nessuno violerà questo loro momento di pace.

Ricette del nonno: Strozzapreti della Valle d’Itria

Ricetta pugliese

Strozzapreti del nonno al vino primitivo, capocollo di Martina franca, pecorino, cipolla e rucola selvatica

Gli strozzapreti vengono prodotti ad Alberobello, nella terra dei trulli. In passato durante la lavorazione sui tavolieri le massaie lavoravano la pasta esercitando delle strozzature a mano che davano vita a questo tradizionale formato di pasta, da qui il termine “strozzapreti”.

Andiamo a fare la spesa:

  • 500 gr strozzapreti del nonno,
  • 300 gr di capocollo di Martina Franca, 
  • 30 gr di pecorino, 
  • 1 cipolla, 
  • 1 mazzetto di rucola.


Come si prepara:

Questa ricetta è molto veloce ma comunque molto buona. Iniziamo facendo rosolare l’olio con la cipolla tritata finemente ed una volta che si sarà imbiondita aggiungete il capocollo tagliato a dadini. Nel frattempo, portiamo a bollore in abbondante acqua salata gli strozzapreti ed una volta pronti versiamoli nella padella con capocollo e cipolla. Facciamo mantecare per qualche minuto e lo serviamo caldo, aggiungendo del pecorino grattugiato a piacere e la rucola selvatica. Il piatto è pronto.

Buon appetito!

I luoghi della ricetta:

Vi invitiamo a scoprire Manduria (TA) nota per la produzione del vino primitivo, vino ricco di storia e sapore, cittadina rinomata anche per il suo borgo antico, espressione di arte e cultura. Da non perdere è anche Martina Franca, famosa non solo per il suo caratteristico centro storico in stile barocco, ma anche per la altrettanto famosa sagra del capocollo, dove oltre che acquistarlo è anche possibile degustarlo in diverse pietanze.

 

Ricette del nonno: Foglie d’ulivo alla barese

Ricetta pugliese

Foglie d’ulivo del nonno, pomodorini al filo, basilico, aglio, olio crudo e ricotta marzotica

Le foglie d’ulivo sono un tipo di pasta fresca simbolo della tradizione contadina della nostra terra, semplici e gustose. Tipica nelle preparazioni pugliesi è anche la ricotta marzotica, prodotta a Gioia del Colle, ma cara a tutte le cittadine pugliesi e presente in moltissime preparazioni.

Andiamo a fare la spesa:

  • 500 gr foglie d’ulivo del nonno,
  • 500 gr pomodorini al filo,
  • 1 mazzetto di basilico,
  • 2 spicchi d’aglio,
  • 30 gr di ricotta marzotica
  • olio evo q.b.


Come si prepara:

Questa ricetta è molto veloce e semplice, pur sempre mantenendo il suo distinto sapore. Facciamo soffriggere nell’olio, l’aglio. Quando si sarà dorato aggiungiamoci anche i pomodorini ed insaporiamo con sale e pepe. Nel frattempo facciamo cuocere in abbondante acqua salata le pasta e dopo averla scolata con una schiumarola la uniamo al sughetto con i pomodorini er farla assaporire. La sistemiamo, su un piatto da portata e la condiamo con la ricotta marzotica grattugiata al momento ed aggiungiamo basilico tritato. Servitele calde. Il piatto è pronto.
Buon appetito!

I luoghi della ricetta:

La ricotta marzotica è una tipologia di formaggio duro e salato prodotto a Gioia del Colle (BA), terra delle mozzarelle e dei formaggi. Scoprite la cittadina per vedere la trasformazione del latte, ma anche per il famoso castello federiciano, un tempo fortezza per la difesa e residenza di Federico II, che oggi custodisce il Museo Archeologico Nazionale, nel quale troverete i reperti provenienti dagli scavi dell’antico abitato di Monte Sannace. Tale monte, infatti ospita uno tra i più importanti Parchi Archeologici della regione Puglia, in un contesto naturalistico e paesaggistico straordinario appena distante circa 5 Km da Gioia del Colle.

Ricette del nonno: Orecchiette della tradizione

Ricetta pugliese

Orecchiette del nonno al peperoncino, rape, acciughe, aglio e olio evo

Le orecchiette della tradizione, così come il nome lascia intendere, sono un piatto tipico pugliese. Le orecchiette stesse sono il simbolo della cucina tipica pugliese, chiamate in dialetto “l’ strascnat”, letteralmente “strascinati”, dall’usanza di strascinare con il dito la pasta sul tavoliere (il tipico tavolo da lavoro) per realizzare un formato rotondo e concavo. Da tradizione questa pasta viene realizzata a mano il che la rende ancora più speciale ed insuperabile.

Fresh hand made typical Orecchiette pasta from siuth of Italy, Puglia region

Andiamo a fare la spesa

  • 500 gr orecchiette del nonno al peperoncino,
  • 500 gr di cime di rapa,
  • 3 filetti d’acciuga sott’olio,
  • 2 spicchi d’aglio,
  • olio evo q.b.


Come si prepara

Eliminiamo i gambi e le foglie più dure delle cime di rapa e teniamo da parte solo le cimette e le foglioline più tenere. Le laviamo per bene, e dopo averle scolate le teniamo da parte. Portiamo a bollore dell’acqua salata e facciamo cuocere al dente le orecchiette e vi aggiungiamo, 5 minuti prima di fine cottura, le cime di rapa. Nel frattempo, in un tegame facciamo scaldare dell’olio evo con l’aglio affettato finemente e lo facciamo leggermente imbiondire, aggiungiamo i filetti d’acciuga spezzettati, facendoli quasi sciogliere e per concludere allunghiamo la salsa con 2 cucchiai dell’acqua di cottura della pasta. Scoliamo le orecchiette e la verdura, e le condiamo con la salsa all’acciuga. Mescoliamo, e le serviamo. Il piatto è pronto.

Buon Appetito!


I luoghi della ricetta:

le orecchiette sono un prodotto tipico della tradizione pugliese e a Bari, sono protagoniste di svariati piatti. Le orecchiette sono molto speciali soprattutto per la loro realizzazione a mano, vi invitiamo infatti a scoprire la città vecchia di Bari, i cui vicoli raccontano anni di storia, tradizione ed esperienza delle massaie che preparano le orecchiette sui tavolieri, sedute davanti alle loro abitazioni. Non solo potrete assistere alla loro preparazione, ed eventualmente anche comprarle, ma i più fortunati potranno anche essere presenti alla fase della “asciugatura”, ovvero quel momento in cui le orecchiette, lasciate indisturbate nei vicoli assolati della città, e coperte da strofinacci “prendono aria”, seccandosi e riposando.  Le cime di rapa sono molto presenti nella coltivazione pugliese e non è raro, infatti, trovarle in diversi piatti. Le loro foglie verde brillante regalano carattere ai primi piatti, ma sono ottime anche come contorno o in piatti vegetariani.

Ricette del nonno: Cavatelli al polpo

Ricetta pugliese

Cavatelli del nonno con polpo , pomodorino , prezzemolo olio evo , aglio , vino bianco ed un pizzico di peperoncino

I cavatelli al polpo sono una ricetta tipica della tradizione pugliese, dal sapore ricco e gustoso che sarà in grado di donarvi tutto il sapore ed il profumo del nostro mare. Per una buona riuscita della ricetta la scelta degli ingredienti freschi e di qualità è l’aspetto più importante. Assicuratevi, quindi, di comprare cavatelli di ottima qualità, e un polpo fresco dai colori vivaci e accesi, pescato nel nostro splendido mare.

Andiamo a fare la spesa

  • 500 gr cavatelli,
  • 700 g circa di polpo fresco
  • 500 g circa pomodorini al filo
  • prezzemolo
  • olio EVO ,
  • mezzo bicchiere di vino bianco,
  • uno spicchio d’aglio
  • un pizzico di peperoncino.


Come si prepara

Sciacquiamo il polpo sotto acqua corrente fredda e stronfiamo con le mani la testa ed i tentacoli. Asciughiamo il polpo, lo trasferiamo su un tagliare ed eliminiamo le parti non commestibili.  Se usate un polpo grande, battetelo con un batticarne. Tagliate a pezzetti i tentacoli e la testa del polpo. In un tegame fate soffriggere il peperoncino e uno spicchio d’aglio. Aggiungete i pomodorini e schiacciateli per farne uscire il succo e creare una salsetta. Aggiungete il polpo tagliato a pezzi e fatelo insaporire. Aggiungete poi del vino bianco e lasciatelo sfumare per qualche minuto ed infine aggiustate di sale. Lasciate cuocere fin quando il polpo sarà diventato tenero al punto giusto e il sughetto, rilasciato dai pomodorini, si sarà rappreso. Nel frattempo cuocete i cavatelli in abbondate acqua salata. A fine cottura conditeli con il sughetto al polpo. Il piatto è pronto. Servitelo con del prezzemolo fresco tritato finemente.

Buon appetito!


I luoghi della ricetta

Qui a Bari “sbattere” il polpo è un’arte, basta andare sul lungomare, nei pressi del Teatro Margherita, dove potrete vedere degli “artisti” intenti a sbattere sugli scogli i polpi appena pescati, “arricciandoli” così come si dice da queste parti. Per completare il quadro vi consigliamo di  visitare i vicoli della città Vecchia, dove noterete le massaie atte a realizzare la pasta fresca. Vi basterà, inoltre spostarvi solo di qualche chilometro verso sud, per arrivare a Mola di Bari, dove potrete prendere parte alla apprezzatissima sagra del polpo,  degustare il famosissimo panino con il polpo e scoprire anche altri piatti tipici della tradizione pugliese che vedono il polpo come protagonista indiscusso.

Ricette del nonno: Capunti della Murgia

Ricetta pugliese: Capunti del nonno, funghi cardoncelli della murgia, pomodorini al filo, olio evo, mollica di pane, formaggio pecorino, prezzemolo, aglio e peperoncino

I capunti sono un tipo di pasta tipicamente prodotta a mano dalle massaie sui tipici tavolieri di legno. Si tratta, infatti, di cavatelli allungati di semola di grano duro e non è raro vederli nei vicoli di Bari vecchia mentre si “asciugano” sui tavolieri insieme alle più note orecchiette.

Andiamo a fare la spesa:

  • 500 gr Capunti del nonno,
  • 1kg funghi cardoncelli della murgia,
  • 500gr pomodorini al filo,
  • 50 gr mollica di pane,
  • 30 gr formaggio pecorino,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 1 mazzetto di prezzemolo,
  • olio q.b.,
  • peperoncino q.b.


Come si prepara

Puliamo i funghi rimuovendo i residui di terra, li tagliamo a listarelle e li laviamo sotto acqua corrente. In seguito, facciamo soffriggere con un filo d’olio lo spicchio d’aglio ed il peperoncino, e vi aggiungiamo i funghi. Dopo averli fatti insaporire per qualche istante aggiungiamo anche i pomodorini tagliati a cubetti. Aggiustiamo di sale e proseguiamo con la cottura a fuoco vivace per una decina di minuti, mescolando spesso. Da parte, facciamo riscaldare dell’altro olio e vi aggiungiamo la mollica sbriciolata e la lasciamo dorare. Nel frattempo, facciamo cuocere al dente la pasta, la scoliamo e la facciamo saltare in padella con i funghi e i pomodori, unendo se necessario uno o due mestoli d’acqua di cottura della pasta. Amalgamiamo e lasciamo che i liquidi vengano assorbiti. Infine, spegniamo la fiamma e spolveriamo con del prezzemolo tritato finemente e la mollica del pane. Mescoliamo bene e lo serviamo caldo, aggiungendo a piacere il pecorino grattugiato. Il piatto è pronto.

Buon Appetito!


I luoghi della ricetta

I funghi cardoncelli sono funghi prelibati tipici della tradizione contadina pugliese, che crescono spontanei nell’alta Murgia e nelle zone litorali mediterranee. È un fungo pregiato e ricco di proprietà nutritive, assaggiatelo, e vedrete che assaporerete con piacere un sapore delicato e particolare, espressione della genuinità della terra pugliese. La Murgia, in realtà, indica una zona che si estende per parte del territorio pugliese e lucano e comprende luoghi come la Murgia dei Trulli, le Murge Tarantine, le Murge di Gravina, la Valle d’Itria, la Murgia Materana. Tutti luoghi da non perdere durante la vostra permanenza in Puglia.

Olio del nonno Michele

Un’ iniziativa giovane, radicata sull’esperienza della tradizione, seleziona dai migliori frantoi pugliesi un olio EVO dalle proprietà organolettiche eccezionali. Dalla pianta forte che contraddistingue le campagne del meridione, l’ ulivo, e dal lavoro di generazioni di contadini, l’ olio EVO di “Nonno Michele” guarnisce e arricchisce i piatti migliori delle tavole pugliesi.  L’arte di coltivare la terra e di raccogliere le olive viene tramandata di generazione in generazione, in un rito annuale che coinvolge tutti i membri delle famiglie contadine locali. L’amore per il territorio e la passione per quest’antica tradizione danno vita ad un olio deciso e ricco, che viaggia fino alla tua tavola, per condire le tue pietanze preferite. Negli stabilimenti potrai degustare quest’ olio sensazionale, inoltre potrai visitare alcuni dei frantoi selezionati da “Nonno Michele” per assistere a tutti i processi produttivi dell’olio. 

“Nonno Michele” è in tutta Puglia: da Foggia a Lecce, dalle coste baresi alla murgia; è un’azienda che porta un prodotto simbolo della cultura gastronomica di una terra forte e passionale come la Puglia, con quel sapore inconfondibile che si ritrova nei piatti tipici, semplici e concreti; è come un abbraccio che ti accoglie e ti fa sentire a casa.

Ricette del nonno: Trofie del pescatore

 

Ricetta pugliese:

Le trofie del nonno sono una pasta artigianale tipica pugliese dalla caratteristica forma lunga e intrecciata perfette per esaltare i prodotti della nostra terra.

Andiamo a fare la spesa:

  • 500 gr di trofie
  • 300 gr di gamberi di Gallipoli
  • 200 gr di pomodorini
  • 1 mazzetto di rucola selvatica
  • 1 spicchio d’aglio
  • olio evo q.b.


Come si prepara:

Per prima cosa, in una padella facciamo imbiondire l’aglio. Uniamo poi i gamberi puliti e sgusciati facendoli saltare per qualche minuto. Se preferite, potete far sfumare i gamberi con mezzo bicchiere di vino bianco. Aggiungete poi i pomodorini tagliati a pezzetti. Lasciate cuocere per qualche minuto e nel frattempo lessate le trofie in abbondate acqua salata, scolatela al dente e versatela nel condimento. Lasciamo amalgamare per qualche minuto a fiamma bassa. Infine, aggiungete la rucola selvatica ed il vostro piatto sarà pronto. Servitelo caldo.

Buon appetito!


I luoghi della ricetta

Vi invitiamo a scoprire un piccolo e caratteristico Borgo marinaro – Torre a Mare, borgo di pescatori, con il suo porto peschereccio e turistico, caratterizzato dalla torre di avvistamento che dà il nome alla località marittima.
Numerosi sono i ristoranti anche in riva al mare che servono in particolare menù a base di pesce.



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